– Sono sei i transessuali che sarebbero stati ricattati dal pm Roberto Staffa.
Il magistrato romano arrestato mercoledì è in attesa del’interrogatorio di garanzia, che si svolgerà in giornata. E’ accusato di concussione, corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio e accesso abusivo al sistema informatico.
Stando alle indagini degli inquirenti di Perugia avrebbe chiesto sesso in cambio di favori. Soprattutto colloqui in carcere o proroghe dei permessi di soggiorno per motivi di giustizia.
L’inchiesta prende avvio un anno e mezzo fa, da un giro di trans e prostituzione. E’ una transessuale brasiliana a parlare, per la prima volta, della protezione offerta da Staffa in cambio di sesso. La procura di Perugia apre un fascicolo. L’indagine è coordinata dal sostituto procuratore Avila. Il telefono di Staffa è sotto controllo. I carabinieri piazzano microspie nel suo ufficio, al quarto piano, palazzina B, di piazzale Clodio.
E’ qui che si consumano i presunti rapporti sessuali estorti a trans e donne. L’arresto scatta dopo il filmato che lo riprende mentre fa sesso in ufficio con la moglie di un indagato. Ascoltata dagli inquirenti, la donna avrebbe detto di essere stata quasi costretta.
Staffa avrebbe assistito allibito alla perquisizione dei carabinieri in casa sua, la mattina dell’arresto. Ha trascorso la prima notte in carcere nell’area nuovi arrivi del penitenziario perugino di Capanne. E’ tranquillo e incredulo. Non sospettava dell’inchiesta, anche se in procura la voce si era sparsa. Né aveva interpretato come un segnale la mancata riconferma nel pool dei magistrati della Dda, qualche mese fa.
Solo una macchia, finora, nella sua brillante carriera. Nel 1989 il Consiglio superiore della magistratura lo trasferisce da Trieste a Venezia: aveva firmato una lettera di solidarietà a un imprenditore imputato per pedopornografia.
A Viterbo è stato pubblica accusa in importanti processi per riduzione in schiavitù. In passato ha coordinato indagini monumentali sul traffico di droga come le inchieste Gullit e Spider.
