![]() Alessandro Mazzoli |
– “Subito un governo al paese per iniziare a lavorare”. “Michelini è una chance di cambiamento per Viterbo”. “Il centrodestra pur diviso è il nostro antagonista”.
Il paese è ancora senza un governo, ma Alessandro Mazzoli spera presto di uscire da questa impasse politica per iniziare a lavorare per l’Italia e soprattutto per la Tuscia.
Il neo deputato punta lo sguardo anche alle primarie del centrosinistra in programma il 7 aprile e sul sostegno ai candidati fa outing, dichiarando il suo appoggio a Leonardo Michelini, “vera chance di cambiamento per Viterbo”.
Come procede la sua esperienza in Parlamento?
“E’ presto per fare un bilancio – dice Mazzoli -. Ci siamo insediati da un paio di settimane e siamo ancora alle prese con la ricerca di una soluzione per dare all’Italia un nuovo governo. Queste ore sono molto impegnative e cariche di aspettative e preoccupazioni perché la situazione è grave. Siamo in una fase di stallo rischiosa per il nostro paese. Per adesso quindi noi parlamentari abbiamo preso un primo contatto con le attività, specie dopo l’elezione dei presidenti di Camera e Senato e le dimissioni in diretta del ministro degli Esteri Giulio Terzi”.
Come giudica questo gesto?
“Sconcertante – dice quasi incredulo -. Da una personalità di quella levatura non mi sarei mai aspettato una scelta di questo tipo. Non avrei abbandonato e per me, quella decisione, non ha giovato per nulla alla causa del rientro dei marò in Italia. Ci sono stati errori, anche gravi, e lasciare un governo, in questa fase, mi è sembrato un gesto di irresponsabilità”.
Che impressione ha avuto arrivando a Montecitorio?
“Ho provato un’enorme emozione, ma anche un grande senso di responsabilità. Vorrei iniziare a lavorare prima possibile con le commissioni e gli apparati dello Stato per essere utile ai problemi del nostro territorio. Per ora, però, siamo solo in una fase di avvio”.
Cosa l’ha colpita di più di questa nuova esperienza?
“E’ il posto che ti colpisce di più – afferma quasi emozionato -. L’importante è non farsi trascinare o distrarre dalla bellezza di quei luoghi, ma avere la testa sulle spalle e lavorare”.
Che aria tira in parlamento adesso?
“Si respira una grande incertezza su cosa accadrà e di conseguenza su come ogni gruppo dovrà organizzare il proprio lavoro”.
Le sembra possibile che, in un paese come l’Italia, ci siano spesso problemi nella formazione di un governo?
“Non ci sono sempre – replica -. E’ la prima volta che il problema si presenta in questi termini, con il risultato elettorale che non permette da subito di avviare il governo. Il presidente pre incaricato Bersani ha avanzato proposte a tutti i gruppi parlamentari. Da una parte però, il Pdl ha acconsentito, solo con il via libera a un presidente della Repubblica moderato di centrodestra e dall’altra l’atteggiamento del Movimento 5 stelle di mettersi sempre contro che non facilita le cose”.
Che idea si è fatto dei grillini?
“Loro sarebbero disponibili ad accettare i singoli provvedimenti, ma negano la fiducia. Trovo questa posizione incomprensibile, perché se sono d’accordo su alcuni punti, la chiusura mi sembra da irresponsabili. Se non si portano avanti decisioni condivise, non si rende un servizio né alla propria forza politica né al paese. In questo momento, c’è in gioco il paese e non gli interessi dei singoli”.
Come valuta la proposta del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, di nominare i cosiddetti dieci saggi?
“Esprimiamo rispetto per l’iniziativa del presidente della Repubblica che riteniamo un percorso utile per arrivare a una soluzione e dare vita presto a un vero governo di cambiamento”.
Secondo lei qual è la soluzione per uscire da questa impasse?
“Ho sostenuto in queste settimane il tentativo di Bersani di individuare e portare avanti punti di convergenza per avviare un governo del cambiamento”.
Parla di convergenza, ma con chi?
“Con tutte le forze parlamentari per dare avvio a una legislatura del tutto particolare che deve essere impostata su due campi di lavoro: uno economico-sociale per fronteggiare la crisi e l’altro sulle riforme istituzionali come la legge elettorale o la riduzione dei parlamentari e il superamento del bicameralismo perfetto. Provvedimenti da adottare nel quadro di un’ampia convergenza”.
Esclude completamente l’ipotesi di tornare al voto…
“No – ammette -. E’ chiaro che se non si trovano le condizioni per governare, l’unica strada è quella delle elezioni. Il problema però è che farlo con la stessa legge elettorale significa ritrovarci nella stessa situazione di oggi, forse con qualcun altro che ha la maggioranza larga alla Camera, come noi adesso, e una situazione di ingovernabilità al Senato. Ripresa dell’economia, legge elettorale e moralità della politica, per me, vengono prima di un eventuale ritorno alle urne”.
Nel caso, invece, venisse proposto un governo con a capo Matteo Renzi, come lo vedrebbe?
“Mi sembra una possibilità esclusa anche dallo stesso Matteo Renzi. Chi partecipa alle primarie e non le vince, credo sia il primo a non rendersi disponibile per una eventualità del genere. Non mi pare praticabile, ecco”.
Per quanto riguarda, invece, il Pd locale, che idea si è fatto della polemica che si è venuta a creare in queste ultime settimane?
“Ho partecipato alla direzione provinciale sostenendo che il voto di febbraio vada letto nella sua totalità. Sono d’accordo alla necessità di una riflessione sull’esito delle politiche per capire i motivi della sconfitta. Il problema è che, nello stesso giorno, i cittadini della Tuscia hanno collocato il Pd a livello nazionale come terza forza nella provincia di Viterbo e a livello regionale come primo partito, prendendo più voti delle elezioni del 2010 ed eleggendo in prima battuta un consigliere regionale che non era scontato. Il giudizio del gruppo dirigente provinciale quindi si deve fare valutando il risultato nel complesso”.
La segreteria provinciale, per lei, doveva dimettersi?
“L’idea di dimettersi per dare un segnale di cambiamento non l’ho considerata una conseguenza diretta di questo voto, soprattutto per un partito che dopo le elezioni aveva necessità di costruire le condizioni di un cambiamento a ridosso di una scadenza importante come le comunali. Non potevamo stare quindi due settimane a discutere sulle dimissioni della segreteria provinciale o rimetterne in piedi un’altra. Ci saremmo chiusi in noi stessi e in una discussione che sarebbe risultata incomprensibile all’esterno”.
Come valuta la gestione della segreteria provinciale?
“Dall’elezione di Egidi, sono state fatte cose positive, a partire dall’impostazione unitaria promossa lo scorso anno al congresso regionale. La gestione è stata improntata su criteri di condivisione, partecipazione e collegialità. Il mio giudizio è positivo sia nel lavoro di Egidi che della segreteria. Si può fare di meglio? – si domanda Mazzoli – Certo, si può sempre fare di più e di meglio, l’importante è mettersi tutti in questo ordine di idee. Usare una parte del risultato elettorale per dire che bisogna fare un passo indietro, quando in realtà le elezioni regionali le abbiamo vinte non mi sembra giusto. Per la prima volta il Pd è il primo partito della città di Viterbo. Non è mai accaduto. Sul tema del governo del territorio e della regione, il Pd poi si è presentato come forza assolutamente credibile con Panunzi e Boltrini e con un progetto, quello di Zingaretti, che ha mostrato il volto della buona politica e la gente si è fidata. Non possiamo fare finta di nulla”.
Continua la campagna per le primarie del centrosinistra. Secondo lei, il Pd doveva prendere una posizione più netta schierandosi con il candidato che rappresenta il partito?
“No, ha fatto bene a fare quello che ha fatto – dice -. Il Pd ha lavorato fino in fondo per realizzare le primarie, in cui molti non credevano. A correre ci sono tre profili che rappresentano bene i temi del confronto dentro a un centrosinistra largo e capace di ampliare le proprie vedute e i propri orizzonti. Sarà un bel successo e mi auguro che ci sia una grandissima adesione. Io in prima persona e il Pd in generale stiamo lavorando per promuovere la partecipazione che è il vero senso della competizione”.
Che idea si è fatto dei tre candidati?
“Michelini, Serra e la Valeri si stanno confrontando sui principali punti che riguardano la città e questo farà bene al centrosinistra e a quel mondo civico che si è avvicinato al centrosinistra grazie alla primarie”.
Si è avvicinato al centrosinistra grazie a Michelini…
“Michelini, indubbiamente, porta con sé un valore aggiunto che è molto significativo. Apprezzo la sua decisione di partecipare alle primarie e prima ancora quella di mettersi in gioco. Penso possa rappresentare una chance di cambiamento vero per la città di Viterbo e non solo per il centrosinistra”.
Qundi è d’accordo con Nando Gigli quando dice che Michelini è il nuovo…
“Porta sicuramente un’innovazione con la sua esperienza di professionista, imprenditore e dirigente della Coldiretti. Non può essere paragonabile a un politico di professione. Credo comunque che siano le primarie e i candidati a essere la novità e in questo quadro Michelini rappresenta la possibilità di esprimere il nuovo sindaco di Viterbo”.
Parteciperà alle primarie?
“Assolutamente sì”.
Si è fatto un’idea su chi sostenere o meno?
“Sosterrò Leonardo Michelini”.
Chiederà anche ai suoi amici di appoggiarlo?
“Mi impegnerò a sollecitare la partecipazione dei cittadini viterbesi alle primarie, spiegando perché secondo me è importante sostenere la sfida di Michelini”.
Perché Michelini e non Serra che è del Pd?
“Perché, per come conosco la città di Viterbo, credo che la proposta di Michelini possa essere compresa da settori della società diversi e lontani dal centrosinistra. Mi sembra una proposta credibile e forte per voltare pagina dopo questi 18 anni di governo del centrodesra. Senza nulla togliere agli altri candidati”.
Nella sfida elettorale, il Pd chi deve temere di più?
“Nonostante le divisioni dell’ultimo periodo, il centrodestra mantiene comunque la sua forza. Il nostro avversario è quello, senza ombra di dubbio”.
Crede che il movimento di Grillo possa avere alle comunali la stessa presa delle passate elezioni?
“Avrà sicuramente una buona presa – conclude Mazzoli -. Quanto possa essere fino in fondo competitivo e determinante ai fini della sfida è ancora presto per dirlo. Sicuramente c’è da tenerlo d’occhio, senza dare nulla per scontato”.
Paola Pierdomenico
