– Ha scritto una lettera al pm che ha chiesto di condannare i suoi stupratori. “Non faccia ricorso, dottore. Sono sei anni che non vivo. Non ce la faccio più”.
Di un nuovo processo, la vittima dello stupro di Montalto non vuole neanche sentir parlare. Quella notte d’inferno in quella pineta buia, vuole solo dimenticarla.
Il ministro della Giustizia Paola Severino ha chiesto le carte del processo. Si è offerta di valutare come e perché il tribunale dei minori abbia disposto di nuovo la messa in prova per gli otto ventenni. Tutti accusati di aver violentato la ragazza a turno e per ore a Montalto di Castro, la notte del primo aprile 2007.
Lei, però, è decisa a voltare pagina.
“Non vuole sentire ragioni – dice Daniela Bizzarri, ex consigliera di Parità della Provincia di Viterbo -. Per lei, la questione-processo è chiusa. Da una parte è contenta che i giudici le abbiano dato fiducia: hanno creduto al suo racconto e riconosciuto che lo stupro c’è stato. Dall’altra, avrebbe voluto vederli tutti condannati. Ma non è successo. E adesso, pur di passare altri anni sulla graticola, ad aspettare un altro responso del tribunale, preferisce fermarsi qui”.
Daniela Bizzarri la ragazza la conosce. Le è stata accanto prima da consigliera provinciale e poi da amica. Ha raccolto tutto il suo dolore quando mezza Montalto la accusava di essere una poco di buono. Di aver provocato i ragazzi con una minigonna. Di “esserci stata”. Qualcuno lo ha detto anche al processo. Ma per quel qualcuno il pm ha chiesto la trasmissione degli atti in procura per falsa testimonianza.
L’ex consigliera, ora, si fa portavoce di tutto quello che la ragazza sente, ma non vuole dire. Perché quella macchia scura, che ha annerito la sua vita, le fa ancora male.
“Dopo la sentenza si è presa qualche giorno di tempo per riflettere – spiega Bizzarri -. A Pasqua ha rivisto il suo avvocato e gli ha detto chiaramente che non vuole andare avanti. Lui ha insistito. Vede buoni margini in appello e maggiori possibilità di successo. Ma lei non vuole fare ricorso. Questa storia l’ha consumata”.
Grandi nomi dell’avvocatura le hanno proposto di scrivere il ricorso gratis. Da Carlo Taormina a Giulia Bongiorno. Più un gruppo di giovani avvocati viterbesi, disposti anche loro a lavorare gratis. Ma la ragazza ha declinato tutte le offerte. Quando ha saputo che il pm Paolella poteva impugnare comunque la sentenza, gli ha scritto una lettera. “L’ha pregato di non farlo. Il processo è durato anche troppo, non ne sopporterebbe un altro”.
Ora l’intervento del ministro Severino rischia di rimettere tutto in questione. Lei vorrebbe dimenticare e rifarsi una vita, ma in tanti le dicono di non mollare. Compresa Daniela Bizzarri. “Non sarebbe un accanimento terapeutico, ma il seguito di una battaglia che io e sua madre abbiamo intrapreso con lei per avere un segnale dalla giustizia. Non può passare il concetto che chi stupra resta impunito. Una condanna esemplare sarebbe un deterrente per chiunque pensi di poter fare di una donna quello che vuole. Se si continua a suon di messe in prova, ci saranno sempre più vittime silenziose che non denunciano”.
Stefania Moretti
