![]() Raffaele Nucera |
![]() Giuseppe Nucera |
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– Un “ponte” nel Viterbese dove riciclare denaro sporco.
Così il pm Nicola Gratteri ha definito il sistema scoperchiato dalla Dda di Reggio Calabria (video: la conferenza stampa).
L’operazione è scattata ieri: 22 arresti tra centro e sud Italia nel blitz El Dorado, dal nome dell’immaginario paese in cui scorreva oro a fiumi (fotocronaca * video: Gratteri: Il denaro veniva trasportato nei bidoni… – gli arrestati).
E proprio un fiume di denaro dirottato nel Viterbese è finito sotto la lente degli inquirenti reggini. Investimenti fasulli su aziende locali per 600mila euro con un solo obiettivo: “ripulire” da ogni macchia di illecito i proventi della ‘ndrangheta.
Un fenomeno allarmante, per il procuratore aggiunto di Reggio Calabria. “L’operazione – ha detto Gratteri – conferma la straordinaria capacità della ‘ndrangheta di espandersi e insediarsi con successo criminale in ogni territorio, nazionale e internazionale. L’Arma dei carabinieri ha svolto un lavoro efficace e profondo che ha trovato riscontro anche nelle determinazioni del gip. Emerge purtroppo un quadro compiuto delle febbrili attività nel campo del riciclaggio anche in province, come quella di Viterbo, relativamente tranquille sotto il profilo delle dinamiche della criminalità organizzata“.
I flussi di denaro sporco viaggiavano dal Reggino al Viterbese, per poi ritornare puliti in Calabria, restituiti a tranche di 7mila e 500 euro al mese, più cinquantamila euro una tantum.
Il denaro passava di mano in mano, tra gli arrestati. Dalle aziende ad Antonio Nucera. Da Nucera all’intermediario Domenico Vitale e da Vitale agli investitori iniziali. Personaggi di indubbio spessore come Rocco Musolino, il “forziere delle organizzazioni criminali”, per gli investigatori, già destinatario di un imponente sequestro di beni.
Del riciclaggio del denaro sporco si occupava il locale di Gallicianò. Una new entry assoluta a Condofuri (Reggio Calabria): proprio dall’indagine El Dorado è emerso come il paese, di appena cinquemila abitanti, fosse controllato da ben tre cosche. Una è il locale di Gallicianò, con la famiglia Nucera in prima linea.
Domenico Nucera, in particolare, si era stabilmente trasferito a Graffignano. I suoi soci in affari sono i fratelli Alberto e Augusto Corso, gli unici viterbesi coinvolti nell’inchiesta. La posizione del primo è più grave: deve rispondere di associazione a delinquere di stampo mafioso, mentre su Augusto pendono solo le altre accuse di riciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita.
Per gli inquirenti Alberto è un affiliato alla cosca. Un “contrasto onorato”, come viene chiamato chi muove i primi passi nei locali di ‘ndrangheta. Ma Nucera gli promette una scalata rapida. “Sarebbe diventato picciotto e poi sgarrista senza passare per camorrista – ha spiegato il comandante dei carabinieri di Melito Porto Salvo, Gennaro Cascone -. Questo per sottolineare il vincolo tra i Nucera e i Corso”. Un legame diventato di sangue. Come tra membri della stessa famiglia. “In un’occasione – ha continuato Cascone – c’era stato addirittura un battesimo della figlia di Alberto Corso e da Gallicianò erano partiti per andare a presenziare a questa cerimonia così sentita”.
Un quadro che non convince l’avvocato dei Corso, Giovanni Labate. “Non hanno mai avuto aderenze di tipo mafioso. Tra l’altro, non conducono una vita agiata. Da anni cercano di far fronte a una serie di difficoltà economiche legate alla loro attività imprenditoriale”. L’unico loro precedente di rilievo è per usura: furono arrestati in una vecchia operazione della guardia di finanza, partita dalla denuncia di un imprenditore che minacciò il suicidio.
Una settimana dopo, il tribunale del Riesame annullò la misura cautelare e li rimise in libertà.
Quanto a Domenico Nucera è coinvolto in diverse indagini. Dalla recente Ghost Truck, sui finti furti di mezzi agricoli per truffare le assicurazioni, al riciclaggio di mezzi pesanti scoperto due anni fa dalla polstrada di Bolzano. In tutti i casi, gli inquirenti gli contestano l’associazione a delinquere.
Stefania Moretti
Le 22 persone arrestate nell’operazione “El Dorado”
Antonino Casili, nato a Condofuri (Rc) il 09.02.1955
Alberto Corso, nato a Viterbo il 01.09.1976, residente a Canepina (Vt)
Augusto Corso, nato a Canepina (Vt) il 06.05.1962 e residente a Vallerano (Vt)
Domenico Foti, nato a Condofuri (Rc) il 27.06.1958
Concetto Manti, nato a Condofuri (Rc) il 01.03.1970
Tommaso Mesiano, nato a Condofuri (Rc) il 08.09.1958
Antonio Nucera, nato a Reggio Calabria il 07.09.1941, residente a Condofuri (Rc)
Antonio Nucera, nato a Condofuri (Rc) il 16.11.1955
Bruno Nucera, nato a Condofuri (Rc) il 05.12.1958
Carmelo Nucera nato a Condofuri (Rc) il 28.11.1950
Carmelo Nucera, nato a Melito Porto Salvo (Rc) il 17.05.1970
Diego Nucera, nato a Condofuri (Rc) il 24.11.1948
Domenico Nucera, nato a Melito Porto Salvo (Rc) il 15.10.1971, residente a Graffignano (Vt)
Filippo Nucera, nato a Condofuri (Rc) il 02.02.1941
Francesco Nucera, nato a Melito Porto Salvo (Rc) il 24.01.1981
Giuseppe Nucera, nato a Condofuri (Rc) il 10.01.1946
Raffaele Nucera, nato a Melito di Porto Salvo (Rc) il 18.11.1963
Raffaele Nucera, nato a Melito di Porto Salvo (Rc) il 03.11.1973
Roberto Raso, nato a Bordighera (Im) il 20.11.1972
Pietro Roda’, nato a Melito Porto Salvo (Rc) il 02.08.1966
Domenico Vitale, nato a Santo Stefano d’Aspromonte (Rc) il 03.01.1959
Girolamo Zindato, nato a Melito Porto Salvo (Rc) il 29.01.1973
I sei arrestati dai carabinieri a Viterbo sono: Alberto Corso, Augusto Corso, Domenico Nucera, Filippo Nucera, Giuseppe Nucera e Raffaele Nucera.
Le aziende sotto sequestro probatorio nella Tuscia sono: la Vitercalabra autotrasporti srl, la Nucera trasporti srl, la Ortofrutticola Cimina srl, la Ortfruit international srl, la Cimina immobiliare srl, tutte con sede nel Viterbese.













