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Operazione Ghost truck - Otto arresti e 17 denunce - Impegnati 120 uomini della polizia e della finanza - Smantellata banda che faceva sparire mezzi agricoli per incassare i soldi su furti mai avvenuti

Assicurazioni truffate per oltre due milioni di euro

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Gianluca Segoni

Gianluca Segoni 

Domenico Nucera

Domenico Nucera 

Francesco Nucera

Francesco Nucera 

Vincenzo Franzè

Vincenzo Franzè 

Giovanni Guarneri

Giovanni Guarneri 

Giuseppe Di Giovanni

Giuseppe Di Giovanni 

Giuseppe Coco

Giuseppe Coco 

Maurizio Coco

Maurizio Coco 

La conferenza dell'operazione Ghost truck

La conferenza dell’operazione Ghost truck

Gli arrestati

Gli arrestati

Il pm Paola Conti

Il pm Paola Conti

Il colonnello Alfonso Amaturo

Il colonnello Alfonso Amaturo

Il pm Paola Conti

Il pm Paola Conti

Il capo della mobile Fabio Zampaglione

Il capo della mobile Fabio Zampaglione

La conferenza dell'operazione Ghost truck

La conferenza dell’operazione Ghost truck

Il procuratore capo Alberto Pazienti

Il procuratore capo Alberto Pazienti

Il pm Paola Conti

Il pm Paola Conti

– Due milioni di guadagni illeciti. Otto arresti e 17 denunce. Oltre 120 uomini impiegati (fotocronaca * video).

Sono questi i numeri dell’operazione Ghost truck, condotta congiuntamente da polizia e finanza, che ha portato a smantellare un’associazione a delinquere dedita alle truffe ai danni delle assicurazioni (fotocronaca2 * slide).

Le accuse vanno dall’associazione per delinquere, alla simulazione di reato, al falso in atti, alla truffa. La banda faceva sparire mezzi agricoli dal territorio nazionale e dopo averne denunciato il falso furto incassava i soldi dalle assicurazioni che venivano raggirate.

L’operazione ha interessato tutto il territorio nazionale e le indagini, scattate due anni fa da Viterbo, sono state coordinate dal sostituto procuratore Paola Conti. “L’attività investigativa dell’operazione “Ghost truck”, ossia mezzi fantasma, è durata per più due anni ed è stata portata avanti dalla collaborazione tra polizia e finanza – dice la Conti -. L’associazione operava sull’intero territorio nazionale, ma tutto è partito da Viterbo perché le prime due persone a essere indagate vivono nella nostra provincia. A partire da loro sono stati individuati anche gli altri componenti della banda che vivevano tra il Piemonte, la Sicilia e la Calabria”.

Otto in tutti gli arrestati. Si tratta di Giuseppe e Maurizio Coco, Giuseppe Di Giovanni, Vincenzo Franzè, Giovanni Guarnieri, Domenico e Francesco Nucera, proprietari di una cava nel comune di Graffignano, e Gianluca Segoni. “Sette di loro sono in carcere e uno è ai domiciliari. Sono state anche denunciate 17 persone e nella notte sono state eseguite sedici perquisizioni in tutta Italia”.

Semplice il modus operandi della banda. “L’organizzazione acquistava o prendeva in leasing ruspe, caterpillar o trattori del valore di oltre duecentomila euro l’uno, dopodiché ne veniva denunciato falsamente il furto. I mezzi in realtà erano portati dalle persone dell’organizzazione nei porti, in particolare quello di Livorno, per essere spediti a Malta, dove trovavano la loro destinazione finale. Le macchine agricole viaggiavano con documenti falsi che ne attestavano la possibilità di circolare”.

Il meccanismo di frode si componeva in due fasi. “Nella prima venivano noleggiate le macchine operatrici per il movimento terra di ingente valore commerciale e che non avevano codici o numeri seriali di riconoscimento risultanti dai pubblici registri. Un particolare che permetteva una minore rintracciabilità dei mezzi. La seconda fase era quella di occultamento, trasporto nei porti e successiva sparizione delle macchine dal territorio nazionale usando basi logistiche estere. Una volta al sicuro, fuori dal territorio dello stato, veniva denunciato il furto dei mezzi”.

Nella banda, ramificata in tutta Italia, ognuno aveva il suo ruolo. “Di Giovanni, che vive nella zona di Novara pur essendo di origine calabrese, era una delle menti. Poi c’erano i due fratelli Nucera agivano nei porti di Livorno e Civitavecchia con la complicità di Guarnieri, Segoni e Franzè che vivevano nella zona di Roma e Civitavecchia. Da qui i mezzi arrivavano in Sicilia, dove offrivano una base di appoggio i fratelli Coco“.

Le indagini sono state portate avanti tramite intercettazioni telefoniche e ambientali, ma anche attraverso attività di appostamento e pedinamento che hanno permesso di documentare, passo dopo passo, con filmati e fotografie, i movimenti della banda. Il guadagno dell’organizzazione ammonta a oltre due milioni di euro.

Soddisfatto per la proficua collaborazione il capo della mobile Fabio Zampaglione. “Abbiamo iniziato un’attività di indagine su alcuni personaggi a cui stavano lavorando parallelamente anche i colleghi della finanza. Un prezioso lavoro di collaborazione che ha portato a un grande risultato. Importante è stata anche l’efficacia delle operazioni messe in atto questa mattina e studiate nei minimi dettagli. Abbiamo agito contemporaneamente in Piemonte, Lazio, Sicilia, Umbria e Toscana. Alle 3 è scattato il blitz in tutta Italia e dopo pochi minuti le persone destinatarie della misura cautelare erano tutte ammanettate. Durante le perquisizioni abbiamo, inoltre, acquisito del materiale su cui si concentrerà la nostra attenzione”.

A sottolineare la grande sinergia tra le forze dell’ordine anche per il colonnello della finanza Alfonso Amaturo.


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16 aprile, 2013

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