Riceviamo e pubblichiamo – Signor assessore Barelli la sua risposta mi lascia allibito.
Il Tuscia in jazz che partecipa regolarmente ad un bando, viene da lei accusato di voler essere fuori legge. E perché? Perché secondo legge, vorrebbe, partecipando a un bando pubblico, arricchire il panorama culturale di Viterbo oltretutto portando anche dei fondi?
E cosa significa: “altra cosa è l’acquisto di beni o servizi o spettacoli da parte dell’amministrazione così come avvenuto a Ferento”?
E chi decide quali spettacoli comprare con i soldi dei cittadini? C’è una commissione? Un gruppo di esperti? Lei faceva parte della commissione? E perché, Omaggio a Gaber e Branduardi invece di altri spettacoli?
E noi del Tuscia in jazz saremmo coloro fuori legge perché chiediamo risposte a una settimana dall’evento? Invece è normale che lei e tre amici vi riunite in una stanza decidendo quali spettacoli comprare, con i soldi dei cittadini, appagando i vostri gusti musicali?
In uno di questi spettacoli tra l’altro, ci sono persone che hanno concorso in lista con lei e collaboratori di Caffeina; saremmo quindi noi quelli che non facciamo le cose in modo chiaro che invece abbiamo seguito tutte le procedure di un bando pubblico?
Trovo veramente ridicola la sua accusa e mi sembra tanto la risposta di una persona che non sa più che pesci prendere.
E cosa vuole dire “polemica usata in maniera strumentale dal signor Leali e sulla quale non c’è nulla da aggiungere”?
Partiamo dal presupposto che, mentre io opero da dodici anni nel territorio coinvolgendo nove comuni della Tuscia, senza mai aver avuto una aspirazione politica, lei, che oggi ricopre un ruolo pubblico (anche se bocciato dai cittadini alle elezioni) sembra lei aver, con professionalità o meno, voluto in qualche modo strumentalizzare la sua breve esperienza nel mondo della cultura.
Dodici anni di storia del Tuscia in Jazz dimostrano che mai abbiamo fatto politica e mai abbiamo giudicato persone o amministratori in base al loro colore politico.
Per questo atteggiamento il mondo politico ci riconosce ovunque l’imparzialità e la professionalità in quello che facciamo. E sinceramente, non accetto che lei offenda il nostro lavoro in questo modo. Se le colpe, come dice, riguardano la vecchia amministrazione, non ci interessa entrare nella stupida diatriba “colpa mia colpa tua”, bastava spiegare tramite lettera o contatto telefonico o meglio ancora con una conferenza stampa, a noi e a tutte le associazione che avevano presentato un progetto, i problemi che erano sorti e se fosse stato il caso di concordare una rimodulazione dei progetti stessi.
Noi non abbiamo mai violato alcuna legge dello stato, assessore Barelli, e non è mai stata nostra intenzione farlo. Ora i concerti sono stati cancellati, dunque nulla dobbiamo al comune e al suo assessorato. Abbiamo investito nel passato nella città credendo in un progetto ampio e di lunga durata.
Abbiamo realizzato trenta concerti ( se si informa su internet scoprirà che erano nomi di prim’ordine mondiale) con tredicimila euro invece di soli tre con trentaseimila euro (in verità due perché quello del Tuscia operafestival è gratuito).
Abbiamo portato in quattro anni tanta buona musica gratuita a Viterbo e passato bellissimi momenti con migliaia di persone e per noi solo questo conta.
Fare buona musica e basta.
Se poi a lei non siamo graditi ce ne faremo una ragione, dopo tutto, da quando facciamo il Tuscia in jazz sono passati ben cinque assessori alla cultura al comune di Viterbo e sicuramente ce ne sarà un altro dopo di lei.
Noi siamo ancora qua, lei nel futuro non credo.
Ora signor assessore la saluto e mi godo la mia meritata vacanza con la mia famiglia, credo che dopo due mesi di concerti, di cui almeno cinquanta gratuiti e seminari didattici, io e tutto lo staff del Tuscia in jazz una vacanza ce la siamo meritata.
Mi faccia il favore però di non permettersi più di infangare il nome di questa manifestazione e delle decine di persone che ci lavorano perché qui nessuno di noi ha mai infranto la legge o fatto qualcosa di poco chiaro.
Noi non gestiamo soldi dei cittadini ma forse li rispettiamo più di lei.
Italo Leali direttore del Tuscia in jazz

