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Riciclaggio internazionale di auto, chiusa l’inchiesta

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Il pm Massimiliano Siddi con il comandante della polizia stradale Federico Zaccaria

Il pm Massimiliano Siddi con il comandante della polizia stradale Federico Zaccaria

Un momento degli arresti

Un momento degli arresti della polizia stradale

Parte del materiale sequestrato dalla polizia stradale

Parte del materiale sequestrato dalla polizia stradale

Cala il sipario sull’inchiesta “The River”.

La monumentale indagine della polstrada sul riciclaggio internazionale di auto si è chiusa nei giorni scorsi.

Ventiquattro gli avvisi di conclusione notificati agli indagati, sospettati di aver gestito un capillare traffico di autovetture da Viterbo al centro e al sud della Penisola, fino a toccare Spagna, Olanda, Germania, Bulgaria e Romania.

A capo del cartello c’erano V.F., 39enne di Brindisi residente a Viterbo, e la compagna M.C., di sei anni più giovane. 

Era da Viterbo che si decideva dove e come andare a intercettare le auto che venivano, poi, contraffatte e rivendute. Un mercato nero che, in poco tempo, avrebbe fruttato qualcosa come sei milioni di euro ai membri della banda.

Un sistema oliato e curato nei minimi dettagli, secondo le indagini degli agenti coordinati dal comandante Federico Zaccaria. Da Roma, in aereo, partivano i “corrieri” diretti nel paese europeo prescelto. Noleggiavano l’auto e tornavano in Italia in autostrada. Una volta arrivata, la macchina cambiava completamente volto: la targa veniva sostituita con quella di un altro paese europeo, il numero di telaio veniva modificato e si compilavano carte di circolazione rubate con nuovi dati. 

Il risultato era un’auto apparentemente regolare, con un numero di telaio corrispondente a una vettura simile, posseduta legalmente in un altro paese.

Due anni di indagini, coordinate dal pm Massimiliano Siddi e sedici persone finite in manette, più altri dieci indagati a piede libero. Un paio hanno patteggiato. Gli altri ventiquattro sono ancora in tempo per scegliere riti alternativi, depositare memorie o chiedere un interrogatorio.


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