– Cala il sipario sull’inchiesta “The River”.
La monumentale indagine della polstrada sul riciclaggio internazionale di auto si è chiusa nei giorni scorsi.
Ventiquattro gli avvisi di conclusione notificati agli indagati, sospettati di aver gestito un capillare traffico di autovetture da Viterbo al centro e al sud della Penisola, fino a toccare Spagna, Olanda, Germania, Bulgaria e Romania.
A capo del cartello c’erano V.F., 39enne di Brindisi residente a Viterbo, e la compagna M.C., di sei anni più giovane.
Era da Viterbo che si decideva dove e come andare a intercettare le auto che venivano, poi, contraffatte e rivendute. Un mercato nero che, in poco tempo, avrebbe fruttato qualcosa come sei milioni di euro ai membri della banda.
Un sistema oliato e curato nei minimi dettagli, secondo le indagini degli agenti coordinati dal comandante Federico Zaccaria. Da Roma, in aereo, partivano i “corrieri” diretti nel paese europeo prescelto. Noleggiavano l’auto e tornavano in Italia in autostrada. Una volta arrivata, la macchina cambiava completamente volto: la targa veniva sostituita con quella di un altro paese europeo, il numero di telaio veniva modificato e si compilavano carte di circolazione rubate con nuovi dati.
Il risultato era un’auto apparentemente regolare, con un numero di telaio corrispondente a una vettura simile, posseduta legalmente in un altro paese.
Due anni di indagini, coordinate dal pm Massimiliano Siddi e sedici persone finite in manette, più altri dieci indagati a piede libero. Un paio hanno patteggiato. Gli altri ventiquattro sono ancora in tempo per scegliere riti alternativi, depositare memorie o chiedere un interrogatorio.
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