– “Ritroviamo l’appartenenza a questa città” (video *gallery 1* gallery 2).
Un discorso semplice, ma significativo quello del vescovo di Viterbo Lino Fumagalli. Le sue parole sono intense e rivolte ai viterbesi che, come ogni anno, si stringono con devozione intorno alla piccola santa che domani percorrerà le vie della città durante il trasporto di Fiore del cielo.
Il messaggio del vescovo richiama a superare le divisioni per lavorare insieme a un progetto unitario.
“Stiamo per accompagnare il cuore di Santa Rosa nella tradizionale processione – ha detto Fumagalli -. Il cuore è il centro degli affetti e delle decisioni della persona. Vorrei dunque che condividessimo il cuore di santa Rosa nel suo grande amore per Dio e per la chiesa di Viterbo. Abbiamo tutti bisogno di conciliarci con Dio.
Una regola che valeva al tempo di Santa Rosa e che vale anche oggi. Ritroviamo la nostra fede e la nostra pratica di vita cristiana. Santa Rosa ha invitato a superare le divisioni tra guelfi e ghibellini per ritrovare nella comune appartenenza alla comunità cristiana un futuro migliore”.
Arriva quindi l’appello del vescovo. “Siate costruttori della vostra vita. Insieme. Collaborando e individuando gli elementi per farlo. Ritroviamo l’appartenenza a questa città. Santa Rosa ci stimola a rimboccarci le maniche e a reagire nei momenti difficili. Agiamo – ha concluso -. Chi agisce può forse sbagliare, ma chi non agisce sbaglia di sicuro. Sia nella chiesa che nella società“.
Il silenzio che ha seguito il discorso del vescovo è stato rotto dal grido “Evviva santa Rosa”. Incitamento al quale i facchini hanno risposto con un sentito “Evviva”.
Presenti anche molte autorità tra cui il neo sindaco Leonardo Michelini, l’ex ministro del Pd Giuseppe Fioroni, il deputato Alessandro Mazzoli, il presidente della Provincia Marcello Meroi, il prefetto Antonella Scolamiero e il questore Gianfranco Urti.
Dal sagrato di piazza del Duomo la sfilata ha ripreso la processione verso via San Lorenzo e piazza del Comune. Il baldacchino è tornato alla basilica di Santa Rosa passando da via San Lorenzo per poi scendere a via Ascenzi verso via Marconi. A gruppi di undici e, dandosi il cambio per otto volte, durante il percorso, i facchini lo hanno trasportato a spalla fino alla chiesa dedicata alla piccola patrona di Viterbo.
Il corteo a questo punto si è come diviso con i figuranti più in avanti e i facchini e il cuore della patrona più lontani. Un ritardo dovuto principalmente al fatto che la gente saluta i veri protagonisti della serata di domani. E perché spesso il vescovo Fumagalli si ferma a salutare la gente ammassata sulle vie e a benedire i bambini.
La processione del cuore della santa, è stata preceduta dal tradizionale corteo storico che ha riempito le vie del capoluogo. Partenza, fissata alle 17,30, dal sagrato della chiesa di Santa Rosa. Da lì sono partiti i figuranti, preceduti dalle piccole rosine che, con in mano cesti di fiori, dividevano i diversi secoli.
Il percorso si è snodato dal centro al quartiere San Pellegrino, fino a piazza del Duomo. Gente fuori dai negozi e sopra i muretti. Arrampicata in ogni angolo per assistere alla suggestiva sfilata.
In silenzio i protagonisti hanno attraversato la città. Un silenzio interrotto solo dagli applausi dei viterbesi. Sette secoli di storia che hanno percorso le vie del capoluogo.
La sfilata si è aperta con il secolo dell’orgoglio viterbese, quello di Rosa e del cardinal soldato Capocci, l’uomo che tenne testa a Federico II.
Con il secolo seguente, il XIV, arrivano i protagonisti delle lotte intestine e che condussero alla reciproca distruzione Gatti, Tignosi e rispettivi vassalli.
Sfilano poi gli anni dell’“anonimato in Tuscia”, il XVII e XVIII secolo, quando Viterbo era una piccola città del Patrimonio di S. Pietro.
Sono poi riproposti, idealmente, i personaggi che amministrarono la vita pubblica nel primo decennio di Viterbo italiana, a partire dal 1870.
Il due di settembre rivivono idealmente Angelo Mangani, primo sindaco di Viterbo, insieme al rappresentante del governo centrale, il Sottoprefetto conte Pallotta.Con loro “passeggiano” nuovamente per S. Pellegrino anche il conte Mario Fani, fondatore dell’Azione Cattolica e Giuseppe Cencelli, primo parlamentare viterbese.
In coda al corteo, c’erano i facchini di Santa Rosa, preceduti dal presidente del Sodalizio Massimo Mecarini. Non c’era invece il capofacchino Sandro Rossi.



















