– “Egidi non rappresenta il cambiamento che serve al Pd”.
Ripartire dal basso per eliminare i personalismi e ricostruire un partito che deve essere il faro per iscritti ed elettori. Alessio Trani affronta la sfida per la segreteria provinciale del Pd contro l’uscente Andrea Egidi sostenendo la necessità di rompere con il passato e iniziare un nuovo percorso.
Per Trani, il Pd ha bisogno di un cambio di rotta per il partito che definisce bloccato dalle strutture della vecchia politica, vero cancro da combattere.
Chi è Alessio Trani?
“Ho 47 anni e sono sposato e ho tre figli – dice Trani -. Sono nato a Roma dove ho studiato e sono un agricoltore. Dal ’90 lavoro a Viterbo in un’azienda agricola come imprenditore. Ho lavorato nelle associazioni di categoria e attualmente sono vicepresidente di Confagricoltura Viterbo-Rieti e del Lazio.
Dallo scorso anno ho iniziato a interessarmi di politica con la discesa in campo di Matteo Renzi. Mi sono dunque impegnato per il comitato renziano locale per le primarie del 2012 e sono rimasto nel gruppo quando si è allargato per sostenere Francesco Serra al comune di Viterbo”.
Come si definirebbe?
“Non ho mai ricoperto ruoli politici. Sono un elettore appassionato di politica che cerca di migliorare il suo partito”.
Perché ha deciso di candidarsi alla segreteria del Partito democratico?
“Perché un gruppo di persone ha pensato che al Pd servisse una rottura col passato, che io dovrei rappresentare proprio per la mancanza di rapporti con certa politica. Crediamo che il partito abbia bisogno di ripartire da zero”.
Cosa condivide delle idee di Matteo Renzi?
“Il principio di rottura col passato e di nuova gestione della politica. Serve parlare in maniera chiara ed esprimere quello che si pensa, superando una lunga fase, più che ventennale, di spiccato individualismo nei rapporti con la politica. Solo con un forte ricambio generazionale si può ripartire da zero”.
Come giudica la segreteria di Andrea Egidi?
“Lo conosco personalmente e con lui ho un ottimo rapporto. Ha gestito una fase del partito seguendo certi schemi, tipici della nostra politica, che fanno riferimento ai vertici nazionali che il più delle volte decidono per i territori. Non ne è personalmente responsabile, ma ne ha fatto parte. Ora, invece, anche per la delicata fase economica, devono essere i circoli a decidere. Serve un cambio radicale di direzione che Andrea, in questo momento, non può rappresentare. Egidi è il vecchio che resiste”.
In cosa si distinguerà rispetto al passato?
“Non ho le conoscenze e le esperienze per imporre un sistema basato sulla dirigenza. Mi affido al lavoro di un gruppo che abbia la capacità di sopperire a questa mancanza. Secondo me è necessario affidare i problemi locali ai circoli. Sarà l’unico sistema per aumentare gli iscritti e l’attività dei circoli che ormai è ridotta a zero”.
Egidi le ha lanciato la proposta di un incontro pubblico. Accetterà?
“Non avrei problema. La discussione, però, ha senso quando il clima è chiaro e tranquillo. Questo congresso, invece, si sta svolgendo con prese di posizione nella gestione del sistema che, quindi, non permettono un confronto sereno. Avrei sperato in un congresso equilibrato. Non è così”.
A cosa fa riferimento?
“Alla gestione della commissione di garanzia e ai numeri effettivi di tessere che circolano”.
Patrizia Berlenghini sostiene che un candidato alla segreteria debba dimettersi dalla carica ricoperta. Che ne pensa?
“Sono d’accordo con le sue dichiarazioni. Avrei gradito che in una sfida del genere, il segretario avesse rinunciato, per buona norma, al suo incarico e quindi e alla gestione del sistema per riprenderne possesso in caso di vittoria”.
Come giudica la scelta di Giuseppe Fioroni e Ugo Sposetti di appoggiare apertamente Egidi?
“E’ logico che ognuno abbia le sue preferenze. Va rispettato, non mi fa paura e forse lo davo per scontato. Sono comunque delle cariche istituzionali che credo cercheranno di garantire un congresso equilibrato. La campagna attiva deve essere fatta dai militanti dell’una e dell’altra parte. Esercitare la propria funzione in questo senso, si può fare, ma io lo eviterei”.
I punti principali del suo programma.
“Il primo è quello di intervenire sull’organizzazione del partito per cambiare il centro di interesse che deve essere il circolo. Spesso e volentieri le istanze dell’elettore sono lontanissime da quello che si vive nel circolo e soprattutto nella federazione provinciale. Il partito deve essere il faro che illumina la strada di sviluppo del nostro territorio. Bisogna poi ritrovare la passione per la politica e infine riavvicinare i giovani a questo mondo. Loro sono indispensabili e devono crescere in maniera democratica e non guidata con la possibilità di accedere alle cariche ed esprimere le loro idee, senza imposizioni”.
Qual è la sua idea sul Pd locale?
“E’ un partito bloccato sullo scontro di personalità e non di idee. Dobbiamo ritrovare la passione per la politica per far ripartire la provincia con idee concrete. Progettualità dal basso, merito e trasparenza. E’ questo quello che serve a uno schieramento che deve essere un faro sulla strada dello sviluppo della provincia”.
E a livello nazionale?
“La situazione rispecchia un po’ quella provinciale, dove a scontrarsi ci sono le persone e non le idee. La personalizzazione va abolita, perché è una concezione che sta distruggendo il partito”.
Come valuta il sindaco Michelini e l’azione amministrativa della sua giunta?
“La mia area di riferimento ha appoggiato Serra alle primarie. Democraticamente abbiamo accettato di non essere riusciti a convincere tutta la coalizione che questa era la soluzione migliore. Abbiamo quindi aiutato l’amministrazione che ha avuto dei problemi ad avviare un progetto per la città, perché credo che sconti problemi di amalgama nella maggioranza. Problemi che mi auguro si esauriscano anche per la capacità del sindaco di dare corpo alla sua squadra”.
Poteva fare di più quindi?
“Si può sempre fare di più. Capisco le difficoltà, ma serve imporre un programma. C’è sempre tempo per recuperare comunque”.
Di più, in quali settori?
“I problemi della città sono enormi e forse bisognava intervenire prima con un progetto definitivo e seguirlo fino in fondo. Si è, invece, perso troppo tempo nel presentarlo. La chiusura del centro storico, per esempio, di per sé serve a poco se non c’è un piano per promuovere turisticamente la città e mettere la gente in condizione di visitarla. La progettazione va costruita e anche rapidamente”.
Come valuta la candidatura di Calcagnini, ex Forza Italia, alla segreteria comunale del Pd?
“E’ una candidatura in linea con una parte del partito che noi per alcuni versi critichiamo e alla quale cerchiamo di sostituirci, perché legata a certi schemi e strutture che per noi sono il cancro del partito. L’idea di partito di chi appoggia Calcagnini, che rispetto e che trovo gradevole, non ci appartiene”.
Qual è il suo messaggio in vista del voto?
“Il congresso è riservato agli iscritti e credo che ogni elettore del Pd deve chiudere gli occhi e pensare che forse adesso c’è la possibilità di cambiare il partito. Protestare dopo, raramente serve”.
Paola Pierdomenico




