Viterbo – Riprende stamattina il processo per l’appaltopoli nostrana.
Otto imputati per 26 presunte gare truccate nell’operazione della forestale “Genio e sregolatezza”.
Il nome deriva dal ruolo centrale ricoperto dal funzionario del Genio civile di Viterbo Roberto Lanzi, presunto deus ex machina del sistema di spartizione degli appalti scoperchiato dalla procura.
Tredici gli arresti eseguiti dalla forestale tra l’ottobre e il novembre 2012. In manette e ai domiciliari, oltre a Lanzi e alla collega del Genio Gabriela Annesi, finirono il sindaco di Graffignano Adriano Santori e l’assessore Luciano Cardoni, gli imprenditori Fabrizio Giraldo, Giuliano Bilancini, Luca Amedeo Girotti, Stefano Nicolai, Marcello Rossi, Angelo Anselmi, Roberto Tomassetti, Gianfranco e Daniela Chiavarino. Gli ultimi tre hanno patteggiato, mentre per Nicolai e Rossi l’inchiesta è ancora aperta. Così come per tutti gli altri 51 indagati per ipotesi che vanno dalla turbativa d’asta alla rivelazione di segreti d’ufficio, passando per la corruzione.
Il nucleo centrale dell’indagine, comunque, è approdato in aula: appalti solo a una ristretta cerchia di imprenditori che, secondo l’accusa, si accordavano per contenere i ribassi e alzare i punteggi. Il tutto grazie al presunto flusso illecito di informazioni sulle gare partito dagli uffici competenti. “Una torta dalla quale mangiavano tutti: amministratori, imprenditori e impiegati”, dichiarò in conferenza stampa il capo del Nipaf della forestale Marco Avanzo.
Oggi sarà una nuova giornata di scontri in aula sulle richieste preliminari delle difese. Già alle scorse udienze, gli avvocati avevano avanzato eccezioni a valanga sul collegio dei giudici e, soprattutto, sulla scelta del giudizio immediato da parte dei pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci. Immediato, ovvero, processo subito, senza udienza preliminare che si può richiedere solo con prove incrollabili e indagati sottoposti a misure cautelari.
Condizioni che, per le difese, non sarebbero state rispettate. Stamattina i giudici decideranno se sorvolare sulle richieste dei legali o non ammettere il giudizio immediato, con conseguenze imprevedibili sul destino del processo.
L’udienza alle 10, davanti al collegio.


