Nepi – Una perizia per accertare se la morte di tre anziane è stata causata dai maltrattamenti nella casa di cura.
L’hanno chiesta l’avvocato Carlo Taormina e il pm Renzo Petroselli. E’ lui il titolare dell’inchiesta che ha fatto scattare l’arresto per Rosalia Ceci e Michelina Miseria, 71 e 52 anni, madre e figlia rispettivamente proprietaria e assistente della “Serena Senectus” di Nepi.
Una vecchiaia che serena non era affatto per i dieci anziani ospiti della struttura. Lo dicono i filmati girati dalle microcamere dei carabinieri del Nas e del comando provinciale di Viterbo (video: Gli anziani presi a schiaffi). Le immagini mostrano le arrestate mentre picchiano gli anziani. Per costringerli a mangiare, li avrebbero insultati e, a volte, legati mani e piedi per tenerli fermi durante i pasti.
Da aprile i Nas tenevano d’occhio la “Serena Senectus”, nell’ambito di un controllo nazionale su mille case di cura. Erano emerse carenze strutturali e amministrative. Ma c’era dell’altro, come ha raccontato ai militari un ex collaboratore occasionale della casa di cura. Quello che hanno scoperto i Nas nei successivi mesi di indagine è stato agghiacciante. Al punto da chiamarla “Operazione barbarie”.
Frasi terribili venivano riservate agli ottantenni e novantenni affidati alle cure delle due donne: “Te possa pija’ un colpo”, urla un’infermiera a un anziano che aveva cercato di ribellarsi. “Tu non hai finito di dormì?”, grida un’operatrice a un ospite della casa di cura che si era accasciato durante il pranzo. E ancora: “E’ Gesù Cristo che te fa campa’… se te facesse morì, almeno”.
Sotto la lente del pm Petroselli, al momento, sono finiti tre decessi sospetti. Il magistrato vuole capire se la morte delle tre donne, tutte tra gli ottanta e i novant’anni, ricoverate nella struttura, sia riconducibile ai maltrattamenti nella casa di cura.
Per questo ha richiesto l’incidente probatorio al gip Francesco Rigato, di comune accordo con la difesa delle arrestate. Il loro avvocato Carlo Taormina avrebbe avanzato per primo la richiesta di incidente probatorio, convinto che le sue assistite non abbiano nulla da temere da un accertamento tecnico.
L’incidente probatorio consiste in una specie di anticipazione del processo: un medico nominato dal tribunale eseguirebbe una perizia sulle cause della morte. Perizia che avrebbe valore di prova utilizzabile in un futuro, eventuale dibattimento.
Ma il gip non si è ancora espresso e non c’è un termine entro il quale dovrà pronunciarsi.
Le indagini, intanto, continuano nel più stretto riserbo, mentre le due donne, che all’interrogatorio si avvalsero della facoltà di non rispondere, restano ai domiciliari.




