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Viterbo – Una volta le è entrato a casa di notte dalla finestra per poi spaccarle un quadro di vetro addosso. Un’altra, durante un litigio, l’ha buttata giù dalle scale. Un’altra ancora, in discoteca, l’ha presa per i capelli e trascinata a terra.
Lei, la sua ex ragazza all’epoca dei fatti appena 19enne, aveva addirittura ritirato la querela per evitare di accanirsi contro quello che, ormai, era soltanto l’incubo del suo passato.
Ma per i reati procedibili d’ufficio la giustizia ha fatto il suo corso e ieri mattina R.V., 40enne di Carbognano, è stato condannato a un anno di reclusione più il pagamento delle spese processuali.
Prima delle discussione di fronte al giudice Eugenio Turco del tribunale di Viterbo è stato ascoltato l’ultimo testimone, un amico dell’imputato, che frequentava la coppia e con il quale R.V. si era confidato dopo l’episodio più grave di tutti, quello della notte del 6 aprile 2009.
“Lei in quel periodo viveva con altre ragazze in una casa a Viterbo in via della Palazzina – ricorda – ma spesso anche il mio amico andava a dormire lì tanto che aveva anche le chiavi. Ma quella sera dopo un litigio lei l’aveva sbattuto fuori e lui, non sapendo più come rientrare a prendere quello che gli serviva, è entrato dalla finestra sul balcone che si è rotta per sbaglio non perché lui la voleva spaccare”.
Esagerata, secondo il testimone, anche la versione della vittima del litigio successivo.
“Una volta dentro – continua – è scoppiato il litigio. Non fatico a credere che anche lei sia stata particolarmente aggressiva. Lo era sempre. Forse nella colluttazione si è rotto un quadro e lei si è ferita, ma non credo che lui le abbia voluto spaccare la cornice addosso. Se poi una scheggia le è finita nell’occhio, mi pare improbabile che possa derivare da un colpo sulla schiena come è stato raccontato”.
Ma c’è di più. L’imputato, sempre secondo il suo amico, sarebbe anche stato sbeffeggiato dalla sua vittima quando si propose di darle 100 euro per la riparazione del vetro della finestra, rotto avvertitamente per entrare.
“Lui le ha dato quei soldi anche se era in un periodo di ristrettezze economiche – conclude – e lei invece di ripararci il danno ci si è comprata un paio di scarpe”.
Di tutt’altro tenore la ricostruzione del pubblico ministero Sabrina Galeazzi, che ha ripercorso le violenze subite dalla 19enne tra il 2008 e il 2009.
“Tre sono gli episodi più eclatanti in cui la ragazza ha ricevuto botte, insulti e minacce – spiega il pm – ma la violenza era all’ordine del giorno. Le aggressioni avvenivano almeno una volta alla settimana, come disse in udienza la 19enne. Quanto alle diverse interpretazioni dei fatti, i racconti della vittima combaciano perfettamente con la gran parte di quelle degli altri testimoni. Soltanto la versione dell’imputato e del suo amico dicono il contrario”.
Elementi che non possono che portare a una richiesta di condanna nei confronti del 40enne.
“Anche in merito alla remissione di querela – prosegue il pm Galeazzi – ho notato una poco celata riluttanza della ragazza. L’ha fatto per non infierire su di lui e perché ormai, finalmente, quel periodo infernale era lontano. Ma per i reati che rimangono procedibili d’ufficio credo sia inevitabile una giusta pena. Chiedo al giudice che R.V. venga condannato a nove mesi”.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Valerio Panichelli, ha puntato tutto sulla focosità di entrambi gli ex fidanzati spiegando che i litigi erano dovuti a un’incomprensione di carattere tra i due e non a una violenza arbitraria del 40enne.
“La coppia aveva senza dubbio dei problemi – dichiara l’avvocato – e si era invischiata in un “gioco pericoloso” tra le parti nel quale tutti e due si attaccavano a vicenda ad ogni minima incomprensione. Non c’è nessuno stalking, nessun maltrattamento, nessuna violazione di domicilio”.
Il giudice Eugenio Turco ha considerato valida la tesi dell’accusa e ha condannato R.V. a un anno di reclusione e al pagamento delle spese processuali. Pena comunque sospesa per la condizionale.
Francesca Buzzi
