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Sesso in cambio di favori, chiusa l’indagine sull’ex pm Staffa

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Roberto Staffa

Roberto Staffa 

Roberto Staffa

Roberto Staffa 

Roma – Arriva al capolinea l’inchiesta sul pm Roberto Staffa.

L’ex magistrato della Dda di Roma ha ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini aperte dalla procura di Perugia.

A Staffa, titolare di importanti indagini anche su Viterbo, vengono contestate richieste di rapporti sessuali in cambio di favori. Sarebbe stata una trans a inchiodarlo con le sue rivelazioni, nella metà del 2011. Fermata a Roma, nell’operazione antiprostituzione “Fungo”, scattata al quartiere Eur, confessò agli inquirenti di aver fatto sesso con l’ex pm nel suo ufficio a piazzale Clodio. 

Rapporti che, secondo la trans, sarebbero avvenuti sotto ricatto, in cambio di protezione e cortesie varie, come ottenere colloqui con detenuti o permessi di soggiorno. Sarebbero sei i transessuali che hanno ammesso di essere stati ricattati dall’ex pm. A inchiodarlo, anche il racconto della donna del boss Consiglio Casamonica: lei stessa avrebbe detto agli investigatori di essersi intrattenuta nell’ufficio di Staffa per ottenere la scarcerazione del suo compagno.

Concussione, corruzione e rivelazione di segreti di ufficio le ipotesi di reato contestate all’ex pm, arrestato nel gennaio 2013. Dopo un periodo in carcere a Perugia, Staffa è stato sospeso dai suoi incarichi. Ora il procedimento disciplinare è decaduto: l’ex magistrato ha chiesto il pensionamento.

Dopo l’avviso di conclusione delle indagini, non ha né depositato memorie, né chiesto interrogatori. “E’ una vicenda complessa – ha spiegato il suo avvocato Salvatore Volpe -. Aspetteremo l’udienza preliminare e ci difenderemo in quella sede”.

All’interrogatorio di garanzia Staffa si è difeso respingendo ogni addebito. Durissime le parole del gip nell’ordinanza di custodia cautelare, dove l’ex pm veniva definito come “schiavo delle proprie pulsioni” e “punto di riferimento per i transessuali clandestini che esercitavano la prostituzione, i quali sapevano di potere contare su di lui”. 

L’avviso di conclusione delle indagini anticipa una quasi certa richiesta di rinvio a giudizio da parte del procuratore capo di Perugia Giacomo Fumu e del sostituto Angela Avila. L’ex pm resta in attesa dell’udienza preliminare.


La carriera del Pm – Roberto Staffa, 55 anni napoletano, faceva parte del pool della direzione distrettuale antimafia.

Era arrivato alla procura di Roma circa 15 anni fa, aveva prima avuto una importante esperienza professionale come presidente della corte d’assise di Venezia.

In tale veste, nel ’97, condannò a 19 anni di reclusione l’ex boss della banda del Brenta, Felice Maniero, per 9 omicidi.

La prima inchiesta importante a Roma fu quella sugli aborti clandestini avvenuti presso la clinica Villa Gina che culminò con numerosi arresti, tra cui quelli del professor Ilio Spallone e del nipote Marcello, figlio di Mario, l’ex medico di Togliatti. A medici e paramedici, Staffa contestava l’omicidio di feti giunti anche all’ottavo mese di gestazione. Successivamente il pm si è occupato dei reati sulla persona (violenze sessuali, maltrattamenti in famiglia, riduzioni in schiavitù) e di violazione delle legge sugli stupefacenti, come magistrato della Dda distrettuale.

Per un periodo relativamente breve Staffa ha fatto anche parte del ‘pool’ di magistrati che ha indagato sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la 15enne sparita a Roma, nei pressi del Vaticano, in circostanze misteriose il 22 giugno del 1983. Un anno fa aveva portato avanti un’inchiesta su un traffico di droga che aveva portato in carcere 40 persone del clan dei Casamonica. Faceva parte insieme ad altri magistrati di un gruppo musicale dal nome ‘Dura Lex’.


Il pm a Viterbo – Staffa si è occupato anche di importanti vicende giudiziarie viterbesi, alcune delle quali ancora in corso.

Tra queste l’indagine Kunta Singh, sulla presunta riduzione in schiavitù di cinque lavoratori indiani. Il processo di primo grado si è concluso con la condanna dei due imputati: sette anni a un imprenditore di Tarquinia e uno a un suo collaboratore. Staffa ha coordinato l’intera indagine come magistrato della Direzione distrettuale antimafia. E’ stato anche pubblica accusa al processo svoltosi al tribunale di Viterbo contro un imprenditore di Ischia di Castro, condannato a otto anni in primo grado per aver ridotto in schiavitù quattro dipendenti della sua azienda agricola. Pena ridotta a due anni in appello per violenza privata.

 


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