Viterbo – Tornano per la seconda volta a opporsi all’archiviazione i familiari di Sara Pelosi.
La donna, originaria di Ischia di Castro, morì a 38 anni dopo il parto. Era il 17 gennaio 2010. Tre giorni prima aveva dato alla luce la sua seconda figlia Sofia.
A uccidere Sara è un’embolia polmonare massiva. Un grumo di sangue le chiude una vena con conseguenze irreversibili: la 38enne viene dimessa, ma non fa in tempo neanche a varcare i cancelli dell’ospedale. Muore in macchina. Nel parcheggio di Belcolle, davanti al marito e al figlio di 6 anni. Uno strazio infinito, a poche ore dalla nascita di Sofia.
Il giorno dopo, i Nas sequestrano la cartella clinica. La Asl apre un’inchiesta interna.
In sei finiscono nel registro degli indagati. Sono i ginecologi, gli anestesisti, il cardiologo che hanno seguito Sara prima, durante e dopo il parto. Un’intera équipe che rischia l’imputazione per omicidio colposo. Ma la Procura non vuole alcun processo.
Per il pm Fabrizio Tucci è sufficiente la prima consulenza medico-legale, che esclude qualunque responsabilità del personale sanitario nella morte della giovane mamma: Sara non era una paziente a rischio e non aveva bisogno di trattamenti particolari. O forse sì.
L’avvocato dei familiari, Francesca Gaggi, insiste su tre aspetti. Il cesareo era davvero necessario? E poi la profilassi per prevenire l’embolia: poteva bastare il farmaco Eparina per ridurre il rischio, ma a Sara non è stata somministrata. E, infine, la mobilizzazione precoce: Sara è stata fatta alzare dal letto, anche con una certa frequenza, per riattivare la circolazione?
Proprio su questo punto, il gip Franca Marinelli aveva ordinato nuove indagini al pm. Sono stati sentiti infermieri e compagne di stanza. Una avrebbe detto che Sara era rimasta a letto per due giorni senza muoversi. Come dire: nessuna mobilizzazione.
Per questo l’avvocato Gaggi torna a opporsi all’archiviazione dopo la nuova richiesta di chiusura del fascicolo della Procura. Venerdì, in aula, ha chiesto al gip Marinelli l’imputazione coatta. O almeno, nuove indagini per far luce su una possibile responsabilità medica.
Le difese sono agguerrite. Per gli avvocati dei medici, l’embolia che ha stroncato Sara era imprevedibile e, quindi, inevitabile. Al suo primo parto, la 38enne aveva subito un taglio cesareo senza alcuna conseguenza. E quanto alla profilassi, è stata applicata quella meccanica: le linee guida non ne contemplerebbero una alternativa, in casi analoghi alla paziente di Ischia di Castro.
Per ora, comunque, il gip si è riservato la decisione. Potrà accogliere la richiesta di archiviazione, obbligare il pm a disporre nuove indagini o, addirittura, a formulare comunque l’imputazione. In tal caso, è anche possibile una scrematura delle posizioni: il cardiologo e gli anestesisti avrebbero avuto un ruolo più marginale, non avendo partecipato attivamente alle scelte dei ginecologi sulla dinamica del parto. La decisione potrebbe arrivare tra un mese come tra un anno. Familiari e indagati possono solo aspettare.
Stefania Moretti

