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Truffa da tremila euro, assolta coppia

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo 

Soriano nel Cimino – (f.b.) – Truffa da tremila euro, assolta coppia.

La 49enne inglese vittima delle violenze di Django Barberio, il 44enne ai vertici della banda sgominata nel blitz “Drago”, è tornata ieri in tribunale per la seconda volta in due giorni.

Martedì aveva testimoniato di fronte ai giudici del collegio raccontando le atrocità che sarebbe stata costretta a subire da Barberio e dalla sua compagna Janina Vasilescu: botte, molestie e l’ordine di prostituirsi senza prendere un euro.

Ieri, invece, era seduta al banco degli imputati con l’accusa di truffa in concorso con il suo compagno italiano.

I fatti risalgono al 2009 e riguardano alcuni episodi, ripetuti nell’arco temporale di alcuni mesi, nei quali la coppia avrebbe raggirato diversi commercianti della zona di Viterbo e di Soriano nel Cimino.

Secondo la requisitoria del pm i due agivano sempre allo stesso modo: assicuravano ai negozianti di pagare in contanti ciò che stavano per acquistare, poi all’ultimo momento dicevano di non avere liquidità disponibile e consegnavano loro degli assegni. Ma chi tentava di incassarli puntualmente scopriva che erano scoperti.

Gli oggetti sottratti in questo modo hanno un valore totale che supera di poco i tremila euro: un termocamino, un paio di braccialetti d’oro e del materiale siderurgico.

Il pubblico ministero, alla luce di questi fatti, chiede la condanna a un anno di reclusione e 900 euro di multa per lui e nove mesi di carcere e 600 euro di contravvenzione per lei.

Ma la difesa, rappresentata in aula dall’avvocato Alessio Pressi, spiega la vicenda in maniera del tutto diversa.

“Gli atteggiamenti che l’accusa definisce truffaldini – spiega nell’arringa il legale – non sono altro che incomprensioni. Gli assegni erano inizialmente postdatati, poi, quando i negozianti hanno provato a cambiarli, sono risultati scoperti perché nel frattempo l’unico che lavorava dei miei due assistiti, ovvero l’uomo, aveva perso il lavoro e non aveva più soldi”.

Una tesi che ha convinto il giudice Eugenio Turco che ha assolti entrambi dall’accusa di truffa.


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