Vejano – Caricarono in macchina un connazionale e lo pestarono a sangue.
Per quella feroce aggressione, avvenuta a Vejano tra il 29 e il 30 agosto 2009, il tribunale di Viterbo ha condannato a tre anni tre cittadini romeni: si tratta di O.V., V.I.A. e B.R., tra i venti e i sessant’anni. Rispondevano di sequestro di persona, lesioni e tentata estorsione per aver accerchiato, rinchiuso in una macchina e picchiato selvaggiamente un operaio 38enne, anche lui romeno.
Nel 2009, l’uomo era andato a vivere in un appartamento in affitto insieme a due dei tre imputati. Convivenza poco conveniente: gli altri lo avevano obbligato ad accollarsi tutte le spese, dall’affitto alle bollette. Finché l’operaio non ha deciso di andarsene. Ma i coinquilini non potevano rinunciare a vitto e alloggio gratis: per questo hanno cercato di costringerlo con le cattive a ritornare nell’appartamento, assoldando due amici per il pestaggio. Il pm Chiara Capezzuto l’ha definita una vera e propria “spedizione punitiva”: l’uomo è stato prelevato, malmenato, minacciato di morte. Per i tre, l’accusa ha chiesto e ottenuto la condanna a tre anni di reclusione e 300 euro di multa.
Il maresciallo di Vejano Luigi Grella ha detto di aver trovato l’operaio confuso, tumefatto e pieno di sangue, subito dopo l’aggressione. La sua maglietta insanguinata era a casa di uno dei quattro. Perché quattro sarebbero stati i partecipanti al raid punitivo, ma la posizione di uno è stata stralciata e a processo sono arrivati in tre.
Dopo l’aggressione, l’operaio avrebbe continuato a ricevere telefonate minatorie, a casa della coppia di amici che lo ospitava. Una testimone ha ricordato alle scorsa udienza una di quelle frasi minacciose: “Prima o poi ti ammazziamo, preparati la bara”.

