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Vejano - L'ex ragazza di un amico racconta le minacce subite dall'operaio 38enne pestato a sangue da tre connazionali

“Preparati la bara, prima o poi ti ammazziamo”

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Il tribunale di Viterbo

(f.b.) – “Prima o poi ti ammazziamo, preparati la bara”.

Sarebbero solo alcune delle minacce ricevute da I.M., l’operaio rumeno di 38 anni, da parte di tre connazionali. Gli stessi che, secondo l’accusa, lo avrebbero aggredito nella notte tra il 29 e il 30 agosto del 2009 a Vejano pestandolo a sangue dopo averlo caricato su una macchina.

I tre, O.V., all’epoca 19enne, B.R., 62enne e V.I.A., 40enne, sono ora imputati di tentata estorsione, lesioni e sequestro di persona.

Il processo è continuato ieri mattina, di fronte al collegio dei giudici presieduto da Eugenio Turco, Silvia Mattei e Filippo Nisi a latere, che hanno ascoltato una ragazza di 22 anni, appena 18enne all’epoca dei fatti.

La giovane in quel periodo ospitava, nella casa dove viveva con il suo compagno, la vittima dell’aggressione, I.M., e avrebbe assistito a diversi episodi che riguardavano sia lui che i suoi presunti aguzzini.

“Quella notte di fine estate – racconta la ragazza ai giudici – I.M era insieme a me e al mio compagno di allora fino a un certo punto della serata. Poi sono arrivati gli altri tre che, da quello che ricordo, lo stavano cercando già da tempo perché ce l’avevano con lui. Cosa ci fosse in sospeso tra loro credo di non averlo mai saputo, ma di sicuro non avevano buone intenzioni”.

La situazione, infatti, precipitò in pochi minuti. Subito si accese una violenta discussione che preoccupò la ragazza e la spinse a chiamare soccorsi per tentare di salvare il 38enne.

“Immaginavo che gli potesse succedere qualcosa – continua ripercorrendo quella notte – e allora io e il mio ex abbiamo chiamato i carabinieri. Loro però lo avevano già caricato in macchina e se ne erano andati”.

Poco più tardi i militari trovarono I.M. in un lago di sangue, con il volto tumefatto e in stato confusionale. Ma, secondo la ragazza, le vessazioni nei confronti del 38enne non finirono lì.

“Lui continuò ad abitare a casa nostra a Vejano per un altro anno circa – conclude – e in quei mesi le minacce continuarono. Spesso ricevevamo delle telefonate molto pesanti rivolte sia a I.M. che al mio compagno. Dicevano frasi del tipo: “Prima o poi ti ammazziamo, preparati la bara, tu e anche il tuo amico”. Immagino che fossero tutti e tre dall’altro capo della cornetta perché si sentivano voci diverse. Poi I.M. si è trasferito e io non ho più avuto sue notizie”.

Del 38enne si sono perse le tracce a tal punto che non si è presentato nemmeno all’udienza di ieri, quando avrebbe dovuto testimoniare in aula. I carabinieri sono però poi riusciti a mettersi in contatto telefonico con lui e si sono fatti riferire il suo nuovo indirizzo di residenza.

Il processo continuerà quindi il 25 marzo 2014, giorno in cui l’operaio 38enne è chiamato a raccontare la sua versione dei fatti al collegio dei giudici.


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23 ottobre, 2013

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