Viterbo – “Certo che mi costituirò parte civile. Sennò che senso avrebbe avuto denunciarlo?”.
Piero Camilli parla con la sua solita franchezza. Anche il sindaco di Grotte di Castro è deciso a portare avanti la battaglia legale contro Paolo Gianlorenzo, ex direttore dell'”Opinione di Viterbo e alto Lazio” e “Nuovo Viterbo oggi”.
Camilli è un’altra delle 15 parti offese del giornalista indagato per la macchina del fango. Proprio al sindaco di Grotte era diretta parte dell’invettiva di Gianlorenzo durante una riunione di redazione nell’agosto 2011.
Con Camilli, il giornalista ce l’ha a morte. Le carte dell’inchiesta raccontano che il sindaco si è opposto alla realizzazione di una centrale a biomasse, dopo che, in un primo momento, aveva preso impegni con gli editori dell'”Opinione di Viterbo”. Uno sgarbo che mette in moto la macchina del fango.
“Piero Camilli è un bandito nostro nemico – dice l’ex direttore, registrato dai suoi collaboratori – e se possiamo ammazzarlo, e se qualcuno c’ha la possibilità di trovare qualcosa per ammazzarlo, portatemelo a me. Se ci troviamo in questa situazione è perché il signor Piero Camilli c’ha truffato 200mila euro… E io adesso, visto che lui s’è comportato così, che poi fondamentalmente un bandito lo so’ sempre stato ma me so’ sempre trattenuto, adesso gli vado a fare le pulci a Grosseto… Cominciamo a trovà tutto quello che c’è e cominciamo a vedè chi so’ i nostri nemici”.
Il pm Massimiliano Siddi la qualifica come tentata estorsione: la via dell’intimidazione e delle manganellate mediatiche per far tornare Camilli sui suoi passi. Ma il sindaco non cede. Così come irremovibile sarà Roberto Angelucci, l’imprenditore della sanità cui Gianlorenzo promette una linea soft sull’inchiesta Asl che lo vede coinvolto. In cambio, voleva un lavoro al “Nuovo corriere viterbese” o a “Libero”, editati da Angelucci che, come Camilli, non si piega. E allora, giù con la macchina del fango sul giornale per vendetta. Sfruttare l’informazione per attacchi strumentali o “trovare qualcosa per ammazzare qualcuno” sarebbe stata la prassi, secondo le indagini di polstrada e polizia giudiziaria.
Ma a Camilli Gianlorenzo non ha mai fatto nessuna paura. E ora che si avvicina l’udienza preliminare per il giornalista e altre sette persone, tra cui l’ex assessore regionale Angela Birindelli, Camilli sa perfettamente cosa vuole. “Da lui non voglio una lira – spiega -. E se proprio dovrò chiedere una qualche cifra per costituirmi parte civile, la darò in beneficenza. Non ho bisogno di niente. Voglio solo la condanna”.

