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Vinitaly-macchina del fango, sarà subito rinvio

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Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo

L'ex assessore regionale Angela Birindelli in procura per l'interrogatorio

Angela Birindelli

Giuseppe Fiaschetti

Giuseppe Fiaschetti

Viviana Tartaglini

Viviana Tartaglini

Erder Mazzocchi

Erder Mazzocchi

Viterbo – Falsa partenza annunciata per la vicenda Vinitaly-macchina del fango.

L’udienza preliminare, fissata al 30 giugno davanti al gup Stefano Pepe, è destinata a saltare. Il pronostico, già confermato, aleggia da giorni nei corridoi del palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino. La causa sarebbero i soliti problemi di notifica dell’udienza ad almeno uno degli otto imputati.

Tra tutti, i più esposti sono l’ex assessora regionale all’Agricoltura Angela Birindelli e il giornalista Paolo Gianlorenzo, accusati di aver sottoscritto un accordo ipoteticamente vantaggioso per entrambi: per lui la pubblicità delle iniziative dell’assessorato sulle pagine del suo giornale; per lei, il massacro quotidiano del suo avversario politico Francesco Battistoni, tramite articoli pesanti e feroci. Una presunta macchina del fango a pagamento sulla quale il pm Massimiliano Siddi indaga dalla fine del 2011, insieme alla cornice di vicende collaterali al tritacarne mediatico.

Da un lato, la tumultuosa vita di redazione nei giornali diretti da Gianlorenzo (tutti scomparsi: Nuovo Viterbo Oggi e l’Opinione di Viterbo e alto Lazio). Le ingiurie e minacce ai collaboratori. Minacce anche di licenziamento, qualora non avessero accettato di continuare a collaborare con stipendi inadeguati al carico di lavoro.

E poi, il tirapugni in redazione. Un verbale falsificato dell’assemblea dei soci. L’appropriazione indebita di oltre 5mila euro della cooperativa editrice del giornale per pagare il proprio avvocato.

Circostanze di cui sono chiamati a rispondere – in concorso per quasi tutti i reati – Gianlorenzo e la sua collaboratrice Viviana Tartaglini.

Anche la “rete degli informatori” è finita sotto la lente della procura: lo sanno bene gli indagati Sara Bracoloni e Luciano Rossini, rispettivamente impiegati alla Asl e all’Agenzia delle entrate. Accusati entrambi di rivelazione di segreti d’ufficio. Rossini anche di tentata concussione, insieme al giornalista.

Poi c’è il capitolo delle tentate estorsioni addebitate a Gianlorenzo. Dopo quella a Battistoni, l’altra al sindaco di Grotte di Castro Piero Camilli, “colpevole” di aver bloccato l’impianto a biomasse che interessava agli editori del giornalista. Il diktat ai collaboratori è registrato durante una riunione di redazione: “Se qualcuno c’ha la possibilità di trovare qualcosa per ammazzarlo, portatemelo a me”, avrebbe detto Gianlorenzo ai suoi. La macchina del fango, dunque, sarebbe stata funzionale non solo per punire, colpire e affondare, ma anche per raggiungere obiettivi, come un impiego a “Libero” o al “Nuovo Corriere viterbese”. A questo, secondo gli inquirenti, sarebbero servite le presunte minacce a Roberto Angelucci, che Gianlorenzo avrebbe potuto tenere in scacco tramite il suo coinvolgimento nella maxiinchiesta Asl.

E infine la saga Vinitaly, che riguarda, per lo più l’ex assessora Birindelli e il suo entourage. Si tratta delle edizioni del salone del vino 2011 e 2012. Entrambe con presunti tentativi di favorire ditte amiche, come quelle ipoteticamente riconducibili all’imprenditore Giuseppe Fiaschetti, indagato per questo filone anche insieme al direttore dell’assessorato regionale all’Agricoltura Roberto Ottaviani.

L’ex commissario straordinario Arsial Erder Mazzocchi è invece accusato di aver assecondato l’assessora nel suo progetto di rendere la vita impossibile all’impiegato dell’agenzia regionale Stefano Bizzarri, “ritenuto persona vicina a Battistoni”.

Salvo ripensamenti dell’ultimora, la procura chiederà il processo per tutti. Per Battistoni e Camilli, l’atto di costituzione di parte civile è depositato da settimane. Anche gli ex collaboratori del giornalista sono pronti a battergli cassa.

La Regione Lazio, invece, è intenzionata a costituirsi parte civile contro l’ex assessora alla prima udienza utile. Cioè quella in cui l’udienza preliminare potrà iniziare, senza vizi e cavilli di mezzo. 

 


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