Guidonia – Pino Pelosi di nuovo nei guai.
Il 56enne romano, condannato con sentenza definitiva per l’omicidio di Pier Paolo Pasolini e tuttora a giudizio a Viterbo, è stato denunciato per calunnia e detenzione ai fini di spaccio di droga.
La polizia ha scoperto che nascondeva otto involucri di cocaina in un bar di Guidonia (Roma). A inchiodarlo, i video delle telecamere di sicurezza, acquisiti dagli agenti guidati da Maria Chiaramonte.
La droga era stata trovata nei bagni e sotto il bancone durante una perquisizione nel locale. Ma dai riscontri dei poliziotti non sembrava possibile che i gestori di quel traffico di stupefacente fossero i titolari del bar. Nelle loro case non c’erano né il materiale per confezionare la droga, né i bilancini per pesarla.
La risposta era nei filmati della videosorveglianza, che mostrerebbero Pelosi chiedere un caffè, andare in bagno, chinarsi proprio nel punto in cui è stata trovata la cocaina e piazzare sotto il bancone gli involucri che aveva in tasca.
Il tutto, sembrerebbe, per questioni di concorrenza sleale. Dietro Pelosi, prestatosi a nascondere lo stupefacente nel bar, ci sarebbero i gestori di due esercizi concorrenti a quello in cui è stata trovata la cocaina. L’indagine era partita proprio dalla segnalazione di uno dei gestori, che avrebbe utilizzato il traffico di coca costruito ad arte per colpire la concorrenza.
Pelosi fu condannato a nove anni dalla Cassazione il 26 aprile del ’79 per l’omicidio volontario di Pier Paolo Pasolini. Il delitto era avvenuto quattro anni prima, la notte tra il primo e il due novembre. Lo scrittore fu trovato sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia, picchiato e travolto dalla sua stessa auto.
Fermato poche ore dopo alla guida dell’auto di Pasolini, l’allora 17enne Pelosi confessò. Ma nel corso del tempo ha rimodulato più volte la sua versione dei fatti, ritrattando e parlando di tre aggressori a lui sconosciuti.
Dopo la sentenza definitiva, l’ex ragazzo di vita ha continuato a delinquere. Nel novembre scorso ha preso tre anni e mezzo per un furto in gioielleria. A maggio, la condanna per omicidio colposo e guida in stato d’ebbrezza, dopo l’incidente d’auto in cui morì l’amico. Nel 2009, l’arresto per spaccio. Tuttora è sotto processo a Viterbo per un tentato furto in banca a Vetralla.
