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Violenza sul treno, chiesto incidente probatorio

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B.V., l'uomo arrestato

B.V., l’uomo arrestato

B.V., l'uomo arrestato

B.V., l’uomo arrestato

I pantaloni strappati della donna

I pantaloni strappati della donna

Gli agenti della polfer mostrano i pantaloni strappati della donna

Gli agenti della polfer mostrano i pantaloni strappati della donna

Viterbo – Un racconto puntuale di quei minuti sul treno vuoto, in compagnia dell’uomo che avrebbe voluto violentarla.

A chiederlo è il pm di Viterbo Chiara Capezzuto. Il magistrato che indaga sulla presunta violenza sessuale alla stazione di porta Fiorentina ha chiesto un incidente probatorio.

Servirà per raccogliere la testimonianza della 40enne camerunense che dice di essere stata aggredita dal suo ex convivente, il 42enne romeno B.V..

L’uomo, disoccupato e residente a Roma, è in carcere da dieci giorni. Davanti al gip Francesco Rigato, ha negato di aver tentato un approccio con l’ex su quella carrozza semivuota, arrivata alle 18 del 20 agosto alla stazione di Viterbo Porta Fiorentina. Ma il giudice non ha creduto alla ricostruzione contorta dei suoi spostamenti in compagnia della donna: l’incontro a Roma la mattina, poi il tragitto fino a Orte e, infine l’arrivo a Viterbo. Una serie di movimenti illogici e immotivati, che neppure l’arrestato ha saputo spiegare. E che non sarebbero neppure finiti lì, se è vero che B.V., da Viterbo, voleva convincerla a tornare a Roma con lui.

“Sembra che la donna sia incinta”, rese noto l’avvocato di B.V., Giorgio Pellegrino, dopo l’interrogatorio di garanzia. “Lui voleva sapere se il bambino era suo e, nel caso, prendersene cura. Per questo voleva portarla da lui a Roma”. La difesa sostiene che è da lì che sarebbe iniziata una discussione tra i due ex, culminata con le urla della donna e l’arrivo dei poliziotti che, invece, descrivono una scena inequivocabile: lei immobilizzata. Costretta a rimanere prona, con i pantaloni strappati. E B.V. pronto ad abusarne.

Dinamica dei fatti che solo un processo chiarirà fino in fondo. L’incidente probatorio ne è un’anticipazione.

Qualora il gip desse l’ok, la 40enne verrebbe ascoltata in aula, a porte chiuse. La sua versione verrebbe cristallizzata e utilizzata in futuro. Una prova importante, che la procura ha tutto l’interesse a raccogliere e mettere nel cassetto, perché un processo ha sempre tempi lunghi. E se, nel frattempo, la signora dovesse tornare nel suo paese d’origine, resterebbe comunque la sua testimonianza.


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