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Viterbo - Violenza sessuale - L'uomo fermato dalla polfer resta in carcere - La sua versione spiegata dal suo avvocato

“Voleva farla tornare a casa con lui”

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B.V., l'uomo arrestato

B.V., l’uomo arrestato

B.V., l'uomo arrestato

B.V., l’uomo arrestato

Gli agenti della polfer mostrano i pantaloni strappati della donna

Gli agenti della polfer mostrano i pantaloni strappati della donna

I pantaloni strappati della donna

I pantaloni strappati della donna

Da sinistra: l'assistente capo Menichelli, l'ispettore capo Di Gregorio, il sovrintendente Eutizi

Da sinistra: l’assistente capo Menichelli, l’ispettore capo Di Gregorio, il sovrintendente Eutizi

Viterbo – (s.m.) – Resta in carcere l’uomo arrestato per violenza sessuale.

Il gip Francesco Rigato è irremovibile. Per più di un’ora ha ascoltato la versione di B.V., fermato mercoledì pomeriggio dagli agenti della polizia ferroviaria. Ma non gli ha creduto, convalidando l’arresto e respingendo la richiesta di revoca della custodia cautelare in carcere.

Significa che il 42enne romeno dovrà restare rinchiuso a Mammagialla, almeno finché il suo legale Giorgio Pellegrino non tenterà un ricorso al tribunale del Riesame. Ma, per ora, non ha ancora deciso. 

Dall’interrogatorio, intanto, è emersa tutta un’altra storia, rispetto a quanto emerso finora La quarantenne camerunense avrebbe detto agli investigatori di essere stata ‘puntata’ all’arrivo a Roma e agguantata al ritorno, sul treno fermo a Viterbo. Ma per l’avvocato di lui, B.V. e la donna hanno fatto insieme l’intero viaggio in treno ed erano tutt’altro che sconosciuti. “Hanno convissuto per circa tre mesi – dichiara il difensore -. Lui dice che si sono incontrati a Roma, poi da lì dovevano andare a Orte. Lei aveva da poco subito un’operazione chirurgica e lui la voleva portare all’ospedale a Viterbo per la medicazione e tornare a Roma insieme. Ma lei non ne voleva sapere”.

E’ a quel punto, secondo quanto raccontato dall’arrestato, che la donna ha cominciato ad agitarsi, urlare e sbattere le mani sui vetri della carrozza ferma al binario 3 della stazione di Porta Fiorentina. E in quel momento sono arrivati i poliziotti, che hanno bloccato e ammanettato B.V., sentendogli dire, sprezzante, che tanto il giorno dopo sarebbe tornato libero.  

Anche sui pantaloncini strappati, mostrati in conferenza stampa dagli agenti della polfer, la difesa avanza dei dubbi. “La signora portava un abito lungo e quei pantaloncini sono stati trovati per terra. A noi risulta che usasse girare spesso con un carrello o con borse piene di vestiti. Forse i pantaloncini erano tra quelli? Perché che senso avrebbe avuto indossarli sotto quell’abito lungo?”.

Secondo quanto l’avvocato ha saputo dal suo cliente, la relazione si era interrotta. Ma ci sarebbe un motivo per cui i due avevano ripreso i contatti ultimamente. “Sembrerebbe che lei sia incinta – spiega il legale -. Lui voleva sapere se il bambino era suo, per questo voleva farla tornare a Roma con se”.

L’ospedale Belcolle le ha riconosciuto una prognosi di quattro giorni. Il referto parlerebbe di abuso riferito e forte stato di agitazione. Mentre il capo di imputazione, oltre alla violenza sessuale, includerebbe anche calci e pugni alla vittima.

Tante incongruenze e racconti che viaggiano su binari completamente diversi. Ma a quell’operaio con precedenti per violenza sessuale, che ha saputo spiegare a stento tutti quegli spostamenti in treno, tra Roma, Orte e Viterbo, il gip Rigato non crede. E se davvero il pronostico di B.V. era stato quello di una detenzione lampo, il 42enne romeno dovrà ricredersi.


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23 agosto, 2014

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