Viterbo – Appaltopoli paralizzata.
Il processo sul giro di gare truccate, scoperto dalla forestale, si ferma proprio al momento di entrare nel vivo.
Stamattina, il tribunale di Viterbo doveva ascoltare i primi testimoni dell’accusa. Ma proprio oggi, l’udienza è destinata a saltare. Problemi di collegio: Cesare Trapuzzano, uno dei tre giudici che compongono la terna ha vinto il concorso in Cassazione. Ha già lasciato Viterbo. E adesso, con tutti i giudici che hanno firmato proroghe delle indagini e decreti delle intercettazioni, sarà un’impresa trovare un sostituto.
Il collegio, già composto per due terzi da civilisti, subirà un nuovo rimescolamento. Ordinaria amministrazione per un tribunale piccolo come Viterbo, dove, se tutti i giudici intervengono sui fascicoli più imponenti durante le indagini, poi non ce n’è uno che possa seguire il processo: è la legge delle incompatibilità. La trappola più frequente per i più grandi processi viterbesi, in cui incappa inevitabilmente anche “Genio e sregolatezza”.
Così i forestali del Nipaf hanno chiamato l’operazione del 23 ottobre 2012: dodici arresti – poi diventati tredici – per una ventina di presunte gare d’appalto truccate tra Viterbo e provincia. Gare che transitavano per l’apposito ufficio del Genio civile (da qui il nome del blitz).
In manette e ai domiciliari, oltre ai funzionari dell’ufficio regionale Roberto Lanzi e Gabriela Annesi, finirono l’ex sindaco di Graffignano Adriano Santori e l’ex assessore Luciano Cardoni, gli imprenditori Fabrizio Giraldo, Giuliano Bilancini, Luca Amedeo Girotti, Stefano Nicolai, Marcello Rossi, Angelo Anselmi, Roberto Tomassetti, Gianfranco e Daniela Chiavarino. Gli ultimi tre hanno patteggiato, mentre per Nicolai e Rossi l’inchiesta è ancora aperta. Così come per tutti gli altri 51 indagati per ipotesi che vanno dalla turbativa d’asta alla rivelazione di segreti d’ufficio, passando per la corruzione.
Il nucleo centrale dell’indagine, comunque, è approdato in aula: appalti solo a una ristretta cerchia di imprenditori che, secondo l’accusa, si accordavano per contenere i ribassi e alzare i punteggi. Il tutto grazie al presunto flusso illecito di informazioni sulle gare partito dagli uffici competenti. “Una torta dalla quale mangiavano tutti: amministratori, imprenditori e impiegati”, dichiarò in conferenza stampa il capo del Nipaf della forestale Marco Avanzo.
Dopo cinque udienze di questioni preliminari, il processo si incaglia di nuovo per problemi procedurali. Appaltopoli dovrà ricominciare da capo. Mentre i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci vorranno ripetere solo l’ammissione delle prove, le difese potrebbero insistere per ripartire dalle eccezioni preliminari. Significherebbe portare di nuovo all’esame del collegio tutta una serie di richieste già avanzate e, in molti casi, rigettate, tra cui quelle per annullare le intercettazioni.



