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“Perdonaci Giampaolo, Dio ti apra le porte del cielo”

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Giampaolo Manca

Giampaolo Manca 

Viterbo - Il funerale di don Giampaolo Manca

Viterbo – Il funerale di don Giampaolo Manca

Viterbo - Il funerale di don Giampaolo Manca

Viterbo – Il funerale di don Giampaolo Manca

Viterbo - Il funerale di don Giampaolo Manca

Viterbo – Il funerale di don Giampaolo Manca

Viterbo - Il funerale di don Giampaolo Manca

Viterbo – Il funerale di don Giampaolo Manca

Viterbo - Il funerale di don Giampaolo Manca

Viterbo – Il funerale di don Giampaolo Manca

Viterbo - Il funerale di don Giampaolo Manca

Viterbo – Il funerale di don Giampaolo Manca

Viterbo – “Perdonaci Giampaolo, Dio ti apra le porte del cielo” (fotocronacaslide).

Il vescovo Lino Fumagalli pronuncia l’omelia con parole spezzate dalla commozione per la perdita di don Giampaolo Manca, il sacerdote 48enne che si è tolto la vita coi barbiturici lo scorso lunedì. Ai funerali nella chiesa di san Sisto, hanno partecipato in tanti. C’erano la comunità ecclesiale e quella di San Sisto. Tutti si sono stretti attorno al dolore della famiglia, della mamma di Giampaolo e dei quattro fratelli del sacerdote, per dimostrare la loro vicinanza.

A officiare la messa il vescovo Lino Fumagalli con altri sacerdoti raccolti sull’altare della chiesa di san Sisto. Ai piedi delle scale, la bara di don Giampaolo sopra alla quale, oltre a un mazzo di fiori, c’erano il Vangelo e la stola.

“Il Signore ci vuole bene – ha detto il vescovo – e ce lo dimostra, donandoci costantemente la sua vita. Il sangue versato e reso attuale nella celebrazione eucaristica è fonte di vita e di consolazione eterna. In questo momento, però, due domande sorgono nel nostro cuore. Una è quella che riguarda il perché di una morte così difficile da capire. Solo Dio, però, conosce le profondità del cuore dell’uomo e solo lui sa quanto sia devastante la malattia e come sia capace di indebolire la coscienza dell’uomo. Lasciamo a lui il giudizio, che sarà sicuramente misericordioso, e a noi la reghiera, per l’anima di Giampaolo”.

Il vescovo quindi è passato a riflettere sul senso della vita. “C’è un’altra domanda che mi è nata in questi giorni – continua -. Mi chiedo se potevamo far qualcosa di più per evitare che questo accadesse. Tutti sicuramente ce lo chiediamo. Credo anche che questo triste e doloroso evento che stiamo vivendo, stimoli in noi quel senso di comunità per cui ognuno, nel momento dell’angoscia e della malattia, riesca a far sentire amato e mai abbandonato chi ci sta accanto. Chiunque sia in difficltà deve percepire che c’è qualcuno con cui parlare, a cui chiedere aiuto o con cui condividere la notte nera. Questi sono segni che rappresentano la presenza dell’amore di Dio. Ed è per questo che potevamo fare di più. Ora, quindi, chiediamo perdono a Dio e perdono a Giampaolo – ha detto Fumagalli per poi fare una pausa per la commozione -. Arricchiti da questa triste esperienza, impariamo a coltivare di più il senso di fraternità, comunione e solidarietà verso i fratelli. Le nostre preghiere accompagnino Giampaolo verso quell’abbraccio che dura per sempre e nel quale, finalemente, troverà pace. Dio ti apra le porte del Paradiso”.

Dopo l’omelia, i preti si sono disposti sulle scale dell’altare ed è lì che il vescovo Fumagalli ha benedetto l’anima di Giampaolo, chiedendo ai presenti una preghiera per la mamma del sacerdote e i suoi quattro fratelli.

La bara, infine, è stata presa a spalla dai sacerdoti e accompagnata fuori dalla chiesa nell’ultimo viaggio. La salma sarà trasferita in Sardegna e, con tutta probabilità, domani mattina, sarà celebrata una messa in memoria di don Giampaolo anche a Gonnosfanadiga, paese di origine del sacerdote.


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