Viterbo – “Perdonaci Giampaolo, Dio ti apra le porte del cielo” (fotocronaca – slide).
Il vescovo Lino Fumagalli pronuncia l’omelia con parole spezzate dalla commozione per la perdita di don Giampaolo Manca, il sacerdote 48enne che si è tolto la vita coi barbiturici lo scorso lunedì. Ai funerali nella chiesa di san Sisto, hanno partecipato in tanti. C’erano la comunità ecclesiale e quella di San Sisto. Tutti si sono stretti attorno al dolore della famiglia, della mamma di Giampaolo e dei quattro fratelli del sacerdote, per dimostrare la loro vicinanza.
A officiare la messa il vescovo Lino Fumagalli con altri sacerdoti raccolti sull’altare della chiesa di san Sisto. Ai piedi delle scale, la bara di don Giampaolo sopra alla quale, oltre a un mazzo di fiori, c’erano il Vangelo e la stola.
“Il Signore ci vuole bene – ha detto il vescovo – e ce lo dimostra, donandoci costantemente la sua vita. Il sangue versato e reso attuale nella celebrazione eucaristica è fonte di vita e di consolazione eterna. In questo momento, però, due domande sorgono nel nostro cuore. Una è quella che riguarda il perché di una morte così difficile da capire. Solo Dio, però, conosce le profondità del cuore dell’uomo e solo lui sa quanto sia devastante la malattia e come sia capace di indebolire la coscienza dell’uomo. Lasciamo a lui il giudizio, che sarà sicuramente misericordioso, e a noi la reghiera, per l’anima di Giampaolo”.
Il vescovo quindi è passato a riflettere sul senso della vita. “C’è un’altra domanda che mi è nata in questi giorni – continua -. Mi chiedo se potevamo far qualcosa di più per evitare che questo accadesse. Tutti sicuramente ce lo chiediamo. Credo anche che questo triste e doloroso evento che stiamo vivendo, stimoli in noi quel senso di comunità per cui ognuno, nel momento dell’angoscia e della malattia, riesca a far sentire amato e mai abbandonato chi ci sta accanto. Chiunque sia in difficltà deve percepire che c’è qualcuno con cui parlare, a cui chiedere aiuto o con cui condividere la notte nera. Questi sono segni che rappresentano la presenza dell’amore di Dio. Ed è per questo che potevamo fare di più. Ora, quindi, chiediamo perdono a Dio e perdono a Giampaolo – ha detto Fumagalli per poi fare una pausa per la commozione -. Arricchiti da questa triste esperienza, impariamo a coltivare di più il senso di fraternità, comunione e solidarietà verso i fratelli. Le nostre preghiere accompagnino Giampaolo verso quell’abbraccio che dura per sempre e nel quale, finalemente, troverà pace. Dio ti apra le porte del Paradiso”.
Dopo l’omelia, i preti si sono disposti sulle scale dell’altare ed è lì che il vescovo Fumagalli ha benedetto l’anima di Giampaolo, chiedendo ai presenti una preghiera per la mamma del sacerdote e i suoi quattro fratelli.
La bara, infine, è stata presa a spalla dai sacerdoti e accompagnata fuori dalla chiesa nell’ultimo viaggio. La salma sarà trasferita in Sardegna e, con tutta probabilità, domani mattina, sarà celebrata una messa in memoria di don Giampaolo anche a Gonnosfanadiga, paese di origine del sacerdote.
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