Viterbo – (s.m.) – Il tribunale gli ha mandato il medico a casa.
I pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci volevano accertarsi che Ferdinando Selvaggini fosse effettivamente malato.
L’ex responsabile del Ced della Asl ha disertato l’udienza con un certificato medico proprio oggi, in coincidenza della sua possibile testimonianza a una costola del processo Asl. Tre imputati per corruzione e tangenti. Lo stesso reato è contestato a Selvaggini nel maxiprocesso per i presunti appalti truccati alla Asl, con 24 persone alla sbarra.
Ma l’ex dirigente del Ced stava male davvero, secondo il medico mandato a controllare nel primo pomeriggio. Quella gastroenterite con prognosi di un giorno, sembrata troppo generica e pretestuosa ai pubblici ministeri, si sarebbe rivelata veritiera, al punto da costringerlo a casa. Selvaggini dovrà tornare il 7 novembre. Perché il tribunale, su richiesta dell’accusa, ha deciso di ascoltarlo. Non in qualità di imputato in un procedimento collegato – per quello, si è già avvalso della facoltà di non rispondere -, ma come testimone dei fatti contestati ai tre accusati: il socio dell’azienda informatica Isa Riccardo Perugini, l’ex direttore generale della Asl di Roma H Luciano Mingiacchi e la dirigente Patrizia Sanna, omologa di Selvaggini prima alla Asl di Rieti e poi a Roma H.
Cuore del processo, le convenzioni stipulate dalle di Rieti e Roma H con l’azienda viterbese Isa per la gestione dei computer. Alla Isa i profitti del servizio. Ai dirigenti Mingiacchi e Sanna, secondo le indagini, mazzette da 5mila euro mensili per quattro anni. Più altri 2mila al mese solo per Sanna, nel periodo in cui lavorava a Rieti. Pagava la Isa.
“Una remissione totale”, secondo l’ex presidente dell’azienda Alfredo Moscaroli, imputato nel maxiprocesso Asl e ascoltato qui come testimone. Per Moscaroli, Sanna si limitava a raccogliere tangenti per altri, mentre Mingiacchi e Selvaggini chiedevano soldi per sé.
All’udienza di ieri, si è parlato di intercettazioni. Il maresciallo Scoparo, dei carabinieri del nucleo investigativo, ha riepilogato qualche passaggio saliente delle conversazioni captate tra il 2009 e il 2010. Intercettazioni telefoniche e ambientali, in macchina e negli uffici dei diretti interessati. Ma anche i colloqui in carcere degli imputati, dopo l’arresto nell’estate 2010.
Tra la straordinaria mole di conversazioni, ogni tanto, spunta il nome di “Luciano”. Come Luciano Ciocchetti, ex vicepresidente della Regione Lazio, non indagato in questo procedimento, ma ritenuto dagli investigatori l’aggancio di Sanna in Regione. La dirigente si sarebbe rivolta a lui per vie traverse. Da quanto raccontato dal maresciallo Scoparo in aula, l’arresto di Moscaroli e la sua successione alla presidenza dell’azienda informatica sarebbero stati al centro di una serie di contatti dalla Isa alla Regione. “Il tramite di Sanna per Ciocchetti avrebbe indicato un nome e lei, a sua volta, lo avrebbe comunicato al socio Isa Perugini”, ha spiegato il militare in aula, che ha parlato anche in un incontro a Roma in Parlamento tra Ciocchetti e Perugini. Ma l’indagine sul punto non è stata approfondita. E la nomina di quello stesso soggetto papabile per la presidenza della Isa finì per saltare.

