--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Inchiesta Asl - Filone romano - Deposizione fiume di Alfredo Moscaroli, ex patron della Isa, società che aveva in gestione il sistema informatico delle aziende sanitarie di Viterbo, Rieti e Roma H

“Il nostro guadagno se n’è andato in tangenti…”

di Stefania Moretti

Condividi la notizia:

Alfredo Moscaroli, ex presidente del cda della Isa

Alfredo Moscaroli, ex presidente del cda della Isa

Ferdinando Selvaggini

Ferdinando Selvaggini

Luciano Mingiacchi, ex direttore generale della Asl Roma H

Luciano Mingiacchi, ex direttore generale della Asl Roma H

Viterbo – “La regola era che dovevamo tirare fuori i soldi. Altrimenti avremmo chiuso”.

Alfredo Moscaroli racconta dei suoi sei anni passati a pagare tangenti. L’ex patron della società informatica Isa, arrestato per corruzione nel 2009, sembra come rimasto in apnea da allora: non si avvale della facoltà di non rispondere. Parlare in aula è come respirare. E lui parla come chi si è portato dentro anni di pesi. 

Imputato al maxi processo Asl di gennaio, ieri ha testimoniato in un procedimento connesso. Altro processo, stessa materia. Sempre appalti informatici dalla Asl alla Isa. Sempre tangenti. Ma qui gli imputati sono il socio della Isa Riccardo Pergini e i dirigenti delle aziende sanitarie di Rieti e Roma H Patrizia Sanna e Luciano Mingiacchi, accusati di aver intascato mazzette mensili dal 2003 al 2009. Un tesoretto che, in sei anni, avrebbe sfiorato i 300mila euro. Tutti dalla Isa di Moscaroli.

L’imprenditore riavvolge il nastro fino alla genesi delle tangenti. L’inizio di tutti i suoi guai: dopo l’arresto nel 2009, il cda lo solleva dall’incarico di presidente. Con la Isa non avrà più niente a che fare, lui che l’aveva creata dal nulla negli anni Ottanta. “Diciamo che abbiamo concordato la mia uscita – dichiara in aula -, ma diciamo anche che più di qualcuno ha goduto di quella situazione”.

Nelle vecchie foto è irriconoscibile. Gli resta poco dell’aria da lord inglese in giacca e cravatta. Il nuovo Moscaroli non ha tracce di baffi sul viso. Sportivo e con gli occhiali, sembra invecchiato una vita in pochi anni. L’atteggiamento è dimesso. I ricordi lucidissimi. “Come azienda informatica, abbiamo iniziato a collaborare con la Asl di Viterbo tra il ’92 e il ’93. C’erano ancora le Usl e i presidenti al posto dei direttori generali”. Sono gli anni del battesimo del fuoco: le tangenti, a suo dire, iniziano da qui.

Degli esordi, Moscaroli parla poco in aula e molto nel suo memoriale, scritto in carcere nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 2009. Dieci pagine, frutto di un “esame di coscienza, con dentro tutte le cose che non avevo mai accettato e che, per anni, ho subito”. Un’esperienza traumatica, a 6 gradi di temperatura. “Trattato peggio delle bestie, non so come ho fatto a sopportarlo. Il procuratore capo mi diceva che se non avessi detto la verità non sarei mai uscito”.

Tra il 2001 e il 2002 si comincia a parlare di convenzioni: la gestione del sistema informatico della Asl viterbese, targata Isa, viene clonata prima a Rieti (2003), poi nella Asl di Roma H (2005). “Sanna, dirigente del servizio informatico alla Asl di Rieti, mi informa che per l’appalto alla Isa il direttore generale Giorgio Galbiati pretendeva 2mila euro al mese. Non volevo accettare”. Ma interviene Ferdinando Selvaggini, ex responsabile del Ced della Asl viterbese, prossimo al processo come Moscaroli e accusato di aver intascato centinaia di migliaia di euro di tangenti. Poteva testimoniare anche lui ieri, ma non ha voluto. “Selvaggini mi disse: Ma sei pazzo? Galbiati è una persona potente. La convenzione ormai è fatta. Se non lavori con Rieti, non lavorerai più in tutto il Lazio. Quindi ho accettato a malincuore”.

I soldi sarebbero arrivati in busta chiusa a Sanna, che li avrebbe poi consegnati a Galbiati (un tempo indagato, ma il reato è morto per prescrizione).

Su Sanna, Moscaroli non spara un solo colpo. All’ex dirigente del servizio informatico, l’imprenditore riserva il ruolo di semplice intermediaria che raccoglieva tangenti per altri. Prima Galbiati, poi Mingiacchi. “Con la convenzione stipulata anche con Roma H, nel 2005, ho continuato a pagare. Galbiati e Sanna, nel frattempo, si erano trasferiti a Roma H. Ma quando è subentrato Mingiacchi come direttore generale l’importo è aumentato da 2mila a 5mila euro al mese. Una follia che non potevo permettermi, ma l’ho fatta lo stesso“.

Moscaroli viene intimorito come con Galbiati: “Mi dicevano che Mingiacchi era potente, anche politicamente. Il nostro guadagno se n’è andato in tangenti dal 2005 al 2009. Una remissione totale. Fino a quando non mi hanno arrestato”. L’imprenditore racconta di aver sospeso i pagamenti solo per i tre mesi estivi, dopo l’arresto di Selvaggini. Ma a dicembre ha saldato anche quei pochi arretrati, prima di finire in manette per corruzione. Mazzette cui si sarebbe aggiunto l’incarico triennale al nipote di Mingiacchi e le consulenze fittizie alle mogli di Selvaggini e Ceccarelli, che ha patteggiato prima di arrivare al maxi processo. Consulenze che erano “un altro modo di pagare tangenti”.

Nel suo racconto c’è tutta la storia del sistema di mazzette scoperchiato dalla procura. “Soldi estorti”, dice lui. Bocconi amari mandati giù a forza per lavorare, anche quando non sapeva “da dove tirarli fuori, perché erano tanti”. Per ricavarli, racconta di aver creato una riserva di fondi neri con la sponsorizzazione a una società sportiva e i rimborsi dei soci per le macchine aziendali. Somme conservate sotto un mattone, a suo dire, “per consegnarle a Selvaggini e Sanna”. Anche se il testimone prima di lui, tuttora impiegato alla Isa, ha detto che servivano per altre spese.

Due ore che non sono bastate a rispondere alle domande di pm e avvocati. Alla prossima udienza dell’11 febbraio, Moscaroli dovrà tornare con tutta la sua voglia di parlare. Ma prima lo attende l’appuntamento più importante: l’inizio del maxi processo Asl il 14 gennaio. Una sfilza di reati e 29 imputati. Tra questi, anche lui. 

Stefania Moretti


Condividi la notizia:
18 dicembre, 2013

    • Altri articoli

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR