Viterbo – Sarà processato con rito abbreviato Sofian Gheorghe.
Il bracciante romeno, in carcere da due mesi per l’omicidio della compagna Elena Spingu, è anche accusato di maltrattamenti sulla sua ex e atti sessuali con la figlia della donna, una bambina di appena 6 anni.
Stamattina, il gip Salvatore Fanti ha accolto la richiesta di abbreviato del 40enne detenuto a Mammagialla. I fatti risalirebbero a un periodo compreso tra il 2010 e il 2012, quando l’uomo viveva con l’allora sua compagna e la figlioletta di lei in un piccolo paese della provincia.
La convivente, oggi costituita parte civile insieme alla bimba, avrebbe subito umiliazioni di ogni tipo. Insulti, minacce e violenze anche fisiche, mentre era al quinto mese di gravidanza. Oltre alle lamentele di non vedere più soddisfatti i suoi desideri sessuali da quando la donna era rimasta incinta.
I presunti abusi sulla bambina sarebbero invece di due anni fa. La piccola, già sottoposta a incidente probatorio, è risultata attendibile. Un accertamento che ha convinto la procura a chiedere il rinvio a giudizio del quarantenne romeno. Ieri l’udienza preliminare si è aperta con la richiesta di rito abbreviato: in caso di condanna, l’imputato avrà diritto allo sconto di un terzo della pena, oltre che a un processo più veloce e “allo stato degli atti”. Vuol dire che il giudice valuterà la sua posizione solo ed esclusivamente in virtù di quello che è già presente nel suo fascicolo, senza l’aggiunta di prove ulteriori, come documenti o testimoni. La sentenza arriverà a febbraio, mentre per l’omicidio della compagna, avvenuto due mesi fa, ancora nulla si è mosso.
Un unico filo rosso legherebbe i due episodi: il vizio del bere di Sofian Gheorghe, all’origine tanto dei presunti maltrattamenti sull’ex, quanto del massacro della compagna a coltellate. Succedeva a Canino il 22 settembre. Sarebbe bastato un sms dell’ex marito sul telefono di lei a innescare la furia omicida. Lo squillo del telefono e poi le coltellate. Sette tra il viso e il petto. Colpi decisi per punire e uccidere. Subito dopo, la chiamata ai carabinieri: “Correte, ho fatto un casino”, avrebbe detto ai militari di Canino, arrivati in via Giannini 31 con una pattuglia del Norm di Tuscania e del Nucleo investigativo di Viterbo.
Come da copione, verrebbe da dire. Perché quello di Canino è il secondo femminicidio nel giro di un anno: donne uccise a coltellate dai loro compagni, che poi chiamano i carabinieri.
Il primo era stato nell’ottobre 2013: Antonio Matuozzo, 66enne napoletano, stato condannato poche settimane fa per l’omicidio della convivente Anna Maria Cultrera con cinquanta coltellate. In abbreviato ha preso trent’anni. Praticamente il massimo.
L’altro delitto analogo è di appena dieci giorni fa, a Sutri: Agaj Asilan ha ammazzato la compagna 31enne, si è costituito e ha cercato di togliersi la vita. Oggi sarà interrogato dal gip.
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