- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

‘Ndrangheta, tre boss rinchiusi a Mammagialla

Condividi la notizia:

Il carcere di Viterbo a Mammagialla

Il carcere di Viterbo a Mammagialla

Viterbo – Sono rinchiusi nel carcere di Viterbo tre indagati della megaretata antindrangheta “Quarto passo”, scattata in Umbria la settimana scorsa.

61 arrestati. Tre sono finiti a Mammagialla per motivi di incompatibilità con il carcere perugino e, ieri mattina, sono stati ascoltati dal gip Franca Marinelli. 

Solo uno ha parlato, definendosi “vittima del sistema e dei coindagati”. Gli altri si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Davanti al giudice sono comparsi Cataldo De Dio e Gennaro Cavallo, insieme a uno dei fratelli Mario e Cataldino Campiso. Tutt’altro che ‘pesci piccoli’ nella maxi-indagine dei pm perugini. I Campiso e De Dio sono tra gli indagati per associazione a delinquere, mentre la posizione di Cavallo è più leggera: è sospettato di alcune truffe ma soprattutto, per gli inquirenti, sarebbe stato impiegato dal sodalizio per “azioni di forza”.

De Dio e i Campiso, invece, avrebbero agito insieme nell’escalation delle estorsioni a un carrozziere. L’officina, da quanto si legge sugli atti di indagine, “è stata portata al dissesto economico dal sodalizio di tipo ‘ndranghetista operante in Perugia”. Nei confronti della cosca, il carrozziere avrebbe vantato crediti per almeno 40mila euro, tra auto riparate gratuitamente e somme spillate di continuo, a titolo di prestiti. Lo tenevano in scacco con continue richieste di soldi, facendogli credere che erano indispensabili per garantirgli l’intero saldo del debito. E poi, minacce continue, quasi sempre da parte di Mario Campiso: “Stai facendo il coglione, mi devi fare incazzare…”. “Domattina passi un guaio”. “Te l’ammazzo a tuo figlio…”. “Ora che vieni qua, se non mi porti 100 euro ti ammazzo”.

Il titolare dell’officina è disperato. Al telefono bestemmia e implora: “Non mi chiedere più il sangue perché io sono sfinito…”. “Non ce l’ho… dove li prendo?”. “Sono senza niente adesso…”. “Dissanguato”.  

Mario Campiso, in particolare, non sarebbe nuovo alle minacce di morte. A un’altra delle sue presunte vittime avrebbe detto “di avere dei parenti mafiosi in Calabria che l’avrebbero sotterrata e che frequentava un ergastolano”. Come De Dio, sarebbe implicato in una serie di estorsioni – almeno due in concorso col fratello Cataldino -, anche con incendi a scopo intimidatorio. Cataldino Campiso sarebbe indiziato di una serie di truffe. Ritenuto pericoloso perché probabilmente armato di pistola. Ma è sul fratello Mario che pende l’accusa di aver “promosso e organizzato il sodalizio”, insieme ai big della cosca.

L’unico punto di contatto dell’inchiesta con la Tuscia sono le estorsioni a fronte dei lavori all’impianto fotovoltaico di Bassano Romano

Stefania Moretti


Condividi la notizia: