Sutri – Nessuna violenza. Nessuna corte spietata. Solo rapporti di buon vicinato.
Si difende così l’anziano finito a giudizio per violenza sessuale, dopo un presunto approccio con una conoscente, sotto casa di lei, nel maggio 2013.
Succedeva a Sutri. La donna lo denuncia e l’anziano finisce a processo. Ma ieri, davanti ai giudici del tribunale di Viterbo, ha respinto al mittente tutte le accuse che la vicina di casa gli aveva rivolto: dall’aggressione con palpeggiamento fino a incolparlo persino della morte della madre, avvenuta una decina d’anni fa, nel lago di Bracciano.
Il pubblico ministero, ieri mattina, in aula, gli ha chiesto se l’uomo era presente quando la donna annegava nelle acque del lago e se era mai stato ascoltato dagli inquirenti. Lui ha insistito: “No. Nel modo più assoluto. Non vado in giro a violentare o spingere al suicidio la gente. Sono anche cardiopatico”.
Prima di lui aveva parlato un altro vicino di casa, che abita un piano sopra all’appartamento della donna che ha denunciato l’aggressione. L’uomo ha smentito di aver sentito le sue urla, nonostante fosse sul balcone, in compagnia di amici.
Per la difesa, rappresentata dagli avvocati Enrico Rossi e Maria Cristina Pepe, troppe cose non tornano: “Il nostro assistito è un infartuato, con problemi alle anche e di deambulazione – dicono i legali -. Non c’è un certificato medico ad attestare questa aggressione. La signora non si è costituita parte civile. Al tempo stesso, ha un possibile ‘movente’ della denuncia, che consiste nel fatto di incolpare – ignoriamo il perché – il nostro assistito della morte della madre. Ci difenderemo fino all’ultimo. E, in caso di assoluzione, non esiteremo a sporgere denuncia per calunnia”.
Il processo continua a luglio, per chiamare di nuovo a testimoniare la parte offesa.
– “Sentivo le sue mani sotto la gonna, sul seno, ovunque”
