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Sutri - Anziano alla sbarra per violenza sessuale su una giovane vicina di casa - Ieri la deposizione della donna in tribunale

“Sentivo le sue mani sotto la gonna, sul seno, ovunque”

di Francesca Buzzi
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Sutri - Piazza del Comune

Sutri – Piazza del Comune

Un'aula di tribunale

Un’aula di tribunale

Sutri – “Sentivo le sue mani ovunque: sul seno, sotto la gonna, nelle parti intime. E’ stato un incubo”.

Così una giovane donna di Sutri ha raccontato ieri al collegio dei giudici del tribunale di Viterbo quei pochi ma indimenticabili minuti del 6 maggio 2013, quando un suo anziano vicino di casa l’avrebbe aspettata in cortile per saltarle addosso e farle delle esplicite avances sessuali.

I due si conoscono da una vita. Lui, molto più grande della sua presunta vittima, sposato e con figli, nel corso degli anni pare non abbia mai perso un’occasione per fare qualche complimento di troppo alla ragazza. Gentilezze di ogni genere, commenti piccanti e perfino qualche gesto di esibizionismo per farsi notare. Lei, per quieto vivere, ha sempre fatto finta di nulla, fin quando gli ammiccamenti sono degenerati in una sorta di aggressione per la quale ora l’anziano è alla sbarra con l’accusa di violenza sessuale.

“Stavo rientrando a casa e avevo appena parcheggiato la macchina in garage – ha spiegato la donna in tribunale – quando me lo sono visto arrivare all’improvviso. Era lì ad aspettarmi probabilmente. Non ho fatto in tempo né a parlare né a fare nulla che mi ha preso da dietro e mi ha infilato le mani ovunque. Le ho sentite sotto la gonna, sul seno, dappertutto. Cercavo di togliermelo di dosso, ma visto che c’erano delle scale avevo paura di farlo cadere, però volevo scansarmi a tutti i costi. Così ho accelerato il passo e sono scappata via”.

Ad aspettarla a casa c’era il marito che, dalla finestra che affaccia sul cortile, aveva già notato qualcosa di strano, senza però riuscire a intervenire in tempo.

“Ho sentito la voce di mia moglie agitata e quella di lui che le diceva cose imbarazzanti – ha detto l’uomo ai giudici -. Non ho capito con precisione cosa dicesse, ma vedevo lei che cercava di fuggire allora sono andato di corsa ad aprire la porta di casa e me la sono trovava tra le braccia in lacrime, con un bottone saltato della camicetta e le calze strappate. Mi ha raccontato con più precisione com’era andata e le ho consigliato di sporgere denuncia. Anche perché non era la prima volta che la importunava”.

L’episodio, infatti, pare sia stato soltanto la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Non certo l’unico.

“Innanzi tutto – continua la donna – quest’uomo ha importunato per anni anche mia madre. Lei, poi, è morta tragicamente nel 2000 e lui da quel momento ha cominciato a interessarsi in maniera sempre più ossessiva a me. Nel 2002 ricordo che un giorno ero in giardino e lui si è affacciato dalla sua finestra completamente nudo. L’ha fatto di proposito, con l’aria di chi vuole farsi vedere. Io ho fatto finta di niente ed è finita lì. Ma in seguito, ha sempre continuato con questi complimenti esagerati, attenzioni strane. Insomma si capiva che ci stava provando. Io lasciavo correre anche perché non volevo creare troppi problemi alla sua famiglia, visto che è sposato e ha dei figli”.

Ma quando quel 5 maggio del 2013 la donna è stata assalita dall’anziano non ha potuto far altro che sporgere denuncia ai carabinieri. Un mese dopo un’altra brutta sorpresa.

“Ho trovato un biglietto sul cruscotto della mia macchina – prosegue la donna -. Era suo. C’era scritto che io avevo detto troppe cose su di lui e ora era il caso che raggiungessi mia madre perché lei si sente sicuramente tanto sola, quindi io e lui la dovevamo raggiungere. Ovviamente sapendo che mia madre è morta mi sono spaventata tantissimo”.

Ieri, con la deposizione della donna e del suo coniuge, sono terminati i testimoni dell’accusa, rappresentata dal pm Renzo Petroselli e il presidente del collegio dei giudici, Eugenio Turco, ha rinviato il processo a gennaio dell’anno prossimo, quando saranno ascoltati tre testi della difesa.

Francesca Buzzi


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4 giugno, 2014

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