Viterbo – Perse il suo bambino dopo un pugno sul viso, il sangue dal naso, uno schiaffo sulla pancia. Picchiata al quinto mese di gravidanza perché era stanca e il suo compagno non lo sopportava.
Quell’uomo si chiama Sofian Gheorghe, 41enne romeno in carcere per aver ucciso a coltellate la convivente nel settembre scorso. Prima ancora aveva reso impossibile la vita a un’altra donna, una badante 35enne, sua connazionale, che lo ha denunciato per maltrattamenti su di lei e atti sessuali sulla figlia di 6 anni. Ieri la condanna: quattro anni e dieci mesi di reclusione, più trentamila euro di provvisionale da versare all’ex e alla bambina.
Il suo avvocato Angela Manzi ha potuto solo limitare i danni chiedendo il rito abbreviato, per assicurarsi lo sconto di un terzo della pena. In aula, Sofian Gheorghe ha respinto le accuse di aver abusato sessualmente della bambina: “E’ stato il fratello”, ha voluto dire davanti al giudice Salvatore Fanti e alla compagna, presente in udienza. L’avvocato di parte civile Claudia Polacchi annuncia già una denuncia per diffamazione perché Gheorghe ha mentito sapendo di mentire: il fratellino più grande della bambina abita in Romania con il padre. Un’accusa impossibile, che l’imputato non ha esitato a lanciare.
La 35enne viveva praticamente nel terrore. In tre anni di convivenza con Gheorghe ha avuto tre aborti spontanei. Interruzioni di gravidanza più che anomale per una donna sana che aveva già avuto due figli senza problemi. In almeno un caso, la 35enne perde il bambino poche ore dopo le “carezze” del compagno. E’ il febbraio 2011. Alle 17, lui torna a casa dal lavoro e pretende la cena pronta. Lei è sfinita e, per questo, viene picchiata: uno schiaffo in bocca e uno sulla pancia, il viso le si bagna di sangue. A mezzanotte perde il bambino e mentre chiama l’ambulanza per andare in ospedale, Gheorghe la minaccia di morte per costringerla a non dire niente.
Due anni – dal 2010 al 2012 – tra maltrattamenti mai denunciati, nella speranza di vederlo cambiare, anche se non lavorava e beveva sempre. Ordini. Insulti. Continue richieste di sesso anche in gravidanza. E poi, lamentele perché la compagna non lo assecondava. Cosa inaccettabile per Gheorghe, arrivato a rivolgere morbose attenzioni alla figlia della sua convivente: 6 anni, oggi 8, ritenuta pienamente attendibile all’incidente probatorio. Abusi sessuali in almeno due occasioni, quando la piccola restava sola in casa con il ‘patrigno’ e dormiva accanto a lui nel letto matrimoniale, mentre la mamma, badante, era fuori per lavoro. Ma la donna si accorge comunque che la bimba non sta bene: quando vede Gheorghe inizia a piangere. Alla fine, la piccola racconta tutto e, con la mamma, va dal medico e dai carabinieri.
Scatta l’arresto, ma il gip Francesco Rigato non lo convalida e rimette Gheorghe in libertà – seppur con obbligo di firma – perché non c’è pericolo di fuga. In effetti, non c’era: Gheorghe è rimasto in Italia e si è trasferito a Canino. Ha anche trovato un’altra donna. Ma il 22 settembre, geloso e per l’ennesima volta ubriaco, l’ha uccisa con sette coltellate al petto e al viso. A quel punto arresto convalidato e custodia cautelare in carcere.
Ora, con quattro anni di condanna sulla testa, aspetta il processo per omicidio.
Stefania Moretti
