Viterbo – (g.f.) – Pd spaccato e comune paralizzato.
L’ennesima figuraccia ieri in consiglio comunale, con una maggioranza che non si presenta, facendo saltare la seduta e rinviando l’elezione del presidente è il frutto di un democratico braccio di ferro.
Sette consiglieri da una parte (Serra, Frittelli, Troncarelli, Mongiardo, Volpi, Quintarelli e Troili) e cinque dall’altra (Fabbrini, Bizzarri, Scorsi, Minchella, Boco).
Renziani e bersaniani da un lato e popolari – fioroniani dall’altro.
Questi ultimi, con il sindaco e il resto della maggioranza sono per eleggere un presidente del consiglio scegliendolo da una delle liste civiche, quindi ok pure a Maurizio Tofani.
I rimanenti sette non ci stanno e anzi, avrebbero alzato la posta chiedendo un assessorato.
Sette contro tutti, perché tanto il sindaco quanto l’altra parte del Pd e della maggioranza hanno risposto picche.
Motivandolo. I sette sono più che rappresentati: hanno due assessori (Fersini e Delli Iaconi), un vice presidente del consiglio (Frittelli), un capogruppo (Serra) e due presidenti di commissione (Mongiardo e Troncarelli).
Altro che riequilibrare le forze in campo. Ci manca poco che ciascun consigliere abbia un incarico, fra giunta, commissioni e consiglio.
Ma i sette non mollano, rivendicano d’essere la maggioranza del Partito democratico e quindi la loro linea sulla presidenza è quella che deve passare.
Se al posto di Filippo Rossi deve salire un non Pd, a quel Pd va riconosciuto un altro assessore in giunta. Già. E al posto di chi?
Democratico per democratico, fuori Luisa Ciambella? O magari Alvaro Ricci?
Il sindaco Michelini non ha gradito molto la presa di posizione. Stando così la situazione, dà ragione alla minoranza. Meglio andare tutti a casa.
Sarà come sarà, sta di fatto che a palazzo dei Priori è tutto fermo, tranne la solita giostra della politica. La città sentitamente ringrazia.


