Viterbo – Tutti assolti e qualche reato prescritto.
Termina così il processo per frode carosello a carico di sette imprenditori viterbesi, titolari di concessionarie plurimarche.
Il sistema era il solito: importare auto dall’estero attraverso le cosiddette società cartiere, che acquistavano formalmente da rivenditori comunitari senza versare l’Iva.
Il vantaggio sarebbe stato doppio: da un lato, non pagare l’imposta e dividere l’importo tra cartiera e acquirente; dall’altro, abbattere i prezzi grazie all’omesso versamento e distorcere il mercato a proprio favore.
Venti milioni di euro l’ammontare complessivo della frode ipotizzata, tra il 2005 e il 2007.
Sul banco degli imputati, anche i fratelli viterbesi Leonardo e Matteo Leporatti, a processo per una vicenda analoga, dove è contestata anche l’associazione a delinquere. In quel caso, il processo è al rush finale: il 5 maggio il collegio presieduto da Silvia Mattei – stesso giudice che ha pronunciato la sentenza di oggi – dovrà prendere una decisione.
L’avvocato dei Leporatti, Marco Sabatini, aveva fatto presente che, nonostante l’equivalenza tra le due situazioni, solo nella presunta frode da 110 milioni di euro era stata contestata l’associazione a delinquere. Per di più, in combutta con uno dei più acerrimi concorrenti dei Leporatti, l’imprenditore Elio Marchetti. Per tutti, il pm Franco Pacifici ha chiesto 2 anni e 4 mesi.
Ieri, per l’altra vicenda da 20 milioni, sono state dichiarate due prescrizioni e l’estinzione del reato per uno degli imputati, morto di recente. Gli altri, tutti assolti con formula piena.
