Viterbo – (g.f.) – Tregua armata nel Partito democratico.
Ieri sera la riunione dei dodici consiglieri, stavolta al completo, ha portato alla votazione unanime di un documento in cui si ribadisce la richiesta al sindaco per una giunta a sei (vince Serra), ma se Michelini vuole, la può portare anche a sette, otto o lasciarla a nove (Calcagnini non perde).
Si ribadisce che il partito, essendo il gruppo più grande, in giunta deve avere la rappresentanza più numerosa (vince Serra e Calcagnini non perde).
Non si nomina la provenienza dei componenti della giunta, esterni o interni al consiglio, ma si sottolineano i punti su cui l’amministrazione deve lavorare.
Terme, igiene urbana, viabilità, frazioni. Lo votano tutti. Per forza.
Il documento è stato studiato affinché comprenda tutto ciò che unisce e tiene lontano quello che divide.
Tanto per cominciare, a prescindere dagli assessori, le deleghe come vanno suddivise? A chi va cosa? Nessuna indicazione. Tema dirompente.
Un passo alla volta. Adesso serve una tregua per approvare il bilancio consuntivo, poi si vedrà.
Ma sarebbe ingeneroso non ammettere che comunque qualche passo avanti sia stato fatto.
Si sono visti in dodici consiglieri Pd, 7 più 5. Hanno parlato. O meglio, hanno gridato.
Del dibattito alla sede del partito ha potuto beneficiare tutto il vicinato in via Polidori.
Sono volate parole grosse, accuse reciproche, poi il salvifico documento che è stato portato subito al sindaco Michelini. Ne farà tesoro.
Se non altro, segna una divisione fra le vicende interne ai Democratici e il comune. Le difficoltà restano, ma adesso il primo cittadino ha qualcosa su cui basarsi per andare avanti. Meglio di niente.
