Viterbo – Da dispositivi di sicurezza stradale a tassa sul transito.
La storia dei tutor si legge negli atti. Sul progetto sperimentale che doveva portare cinque rilevatori di velocità sulle strade della provincia c’è una ricca letteratura di delibere, determine, note e relazioni. Quel materiale, adesso, è sotto la lente della magistratura, che indaga su prefetto, viceprefetto, responsabili delle ditte affidatarie del servizio e su un’ex dirigente della provincia.
L’esigenza (?) tutor nasce nel 2013. La delibera di giunta provinciale del 3 luglio di quell’anno recepisce le indicazioni di un atto analogo precedente: i tutor andranno su Cimina, Tuscanese, Teverina, Verentana, Nepesina e Variante di Canepina. L’ultima sarà l’unica strada esclusa dal progetto. Per tutte le altre arriva l’ok dal prefetto, a cominciare dalla Nepesina che fa da apripista.
Servivano, questi tutor? Assolutamente sì, secondo la provincia che, come si legge sulla delibera di luglio 2013, aveva “aderito al piano nazionale della sicurezza stradale” e disponeva di dati poco confortanti: “il tasso di mortalità italiano è superiore alla media europea; il tasso di riduzione delle vittime è inferiore a quello medio europeo; mancanza di un meccanismo strutturale che determina una riduzione costante e stabile delle vittime; enormi divari di sicurezza tra diverse province del territorio nazionale”.
La Nepesina, è scritto ancora, era stata teatro di tre incidenti mortali negli ultimi mesi, con “numerose segnalazioni nelle aree di Colle Lidia e Colle del Petrarca”. Vero. Ma non è qui che viene posizionato, alla fine, il rilevatore-killer sulla Nepesina che ha fatto strage di multe (2mila in una settimana; 3500 in un mese).
La determina di affidamento del servizio alle società tirate dentro l’inchiesta (Safety21 e Postetributi) e firmata dall’ingegnere Flaminia Tosini (indagata anche lei) non è esplicita sul tratto interessato. Va a finire che il tutor viene posizionato sul rettilineo tra i chilometri 13 e 14+220.
Decisione semplicemente illogica per gli inquirenti. Molto sensata per l’ente di Palazzo Gentili, almeno sulla carta. “La Safety21 si era presentata come ditta di fiducia dell’amministrazione” ed è insieme ai tecnici dell’azienda che si elegge quel tratto a più pericoloso in assoluto tra quelli indicati dal prefetto, “teatro di incidenti anche mortali” che non risulterebbero agli investigatori – agenti di polizia stradale.
Altre ragioni, come da relazioni tecniche, sarebbero i tanti ingressi privati proprio su quel tratto della Nepesina, le strade laterali, due curve pericolose. Tutti elementi che potevano giustificare l’installazione di un tutor che, pena la multa, avrebbe imposto una velocità al massimo di 60 km/h in quel punto.
L’unico criterio reale di scelta, invece, secondo le indagini, sarebbe stato il numero di transiti, più che l’effettiva pericolosità. Così i tutor sarebbero diventati quello che l’ex presidente della provincia Marcello Meroi non avrebbe mai voluto, come disse alla conferenza stampa di presentazione dei rilevatori: “un’imposizione fiscale mascherata”. Smascherata dall’inchiesta.
Archiviata l’inchiesta sui tutor



