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Spaccio di eroina, scena muta davanti al gip

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Operazione "Heroin in the street" - M.T.

Operazione “Heroin in the street” – Marco Terzoli 

Operazione "Heroin in the street" - M.M.

Operazione “Heroin in the street” – Mauro Marino 

Operazione "Heroin in the street" - M.T.

Operazione “Heroin in the street” – Miriam Terzoli 

Operazione "Heroin in the street" - La conferenza stampa

Operazione “Heroin in the street” – La conferenza stampa 

Operazione "Heroin in the street"

Operazione “Heroin in the street” 

Viterbo – Silenzio assoluto.

Si sono avvalsi tutti della facoltà di non rispondere gli indagati dell’operazione “Heroin in the street” (video –fotocronaca – slide). Dei tre accusati di aver gestito lo spaccio di eroina in città, nessuno ha risposto alle domande del gip, all’interrogatorio di garanzia di stamattina.

Le difese, per ora, vogliono prendersi tempo per leggere le carte. 

La posizione più grave è quella di Marco Terzoli, 48enne viterbese, in carcere da lunedì. Disoccupato ma, secondo le indagini della squadra mobile, impiegato a tempo pieno nell’attività di spaccio e rifornimento di eroina, spesso delegato a collaboratori fidati come il 35enne Mauro Marino. Anche lui è finito in arresto, ma ai domiciliari. Mentre Miriam Terzoli, sorella del 48enne, ha l’obbligo di firma.

Secondo gli agenti della squadra mobile, che hanno iniziato a indagare a primavera, Terzoli sarebbe stato capace di gestire lo spaccio anche dai domiciliari quando, mesi fa, fu arrestato dai carabinieri. Intercettato, avrebbe continuato a impartire le direttive da casa senza colpo ferire, ponendosi appena il problema di poter avere il telefono sotto controllo e cercando soluzioni più sicure per parlare con i complici. Di fatto, però, era comunque un fiume in piena quando si sentiva telefonicamente con Marino, la sorella Miriam e altri.

Dalle intercettazioni, gli investigatori hanno tratto una serie di informazioni utili sulla gestione dello spaccio: dall’esigenza di vendere più eroina possibile (“Voi alzatene più che potete, che poi ce penso io…”) al rivendicare il ruolo di leader del gruppo (“Se casco io, cascate tutti”). Ma alle intercettazioni sono seguiti pedinamenti e appostamenti che hanno confermato i sospetti della polizia. Come il ‘blitz’ sulla Superstrada ai primi di maggio, quando Marino e un complice furono bloccati a bordo di una Mercedes carica di eroina e altro stupefacente appena comprato a Perugia.

Un traffico tornato tristemente di moda, vista la convenienza dell’eroina, rispetto alla cocaina o altre droghe. Ma gli effetti sulla salute sono a dir poco devastanti.

Motore dell’inchiesta, la lunga serie di intossicazioni dovute al consumo di “ero”. In qualche caso, tossicodipendenti e acquirenti sono stati salvati in extremis con una puntura di Narc al cuore. Marco Zena, invece, non ce l’ha fatta: vecchia conoscenza della polizia e vecchi problemi di droga, il 48enne fu trovato morto il 2 aprile in un capanno degli attrezzi al Pilastro. Overdose da eroina. 

Non è ancora detto che a spacciargliela siano stati Marino e i fratelli Terzoli che, per ora, rispondono solo di spaccio, ma l’inchiesta è in corso, con otto persone in totale nel registro degli indagati (undici, se si considerano anche i tre acquirenti indagati per favoreggiamento ai presunti spacciatori). Se dovesse risultare un loro coinvolgimento diretto nella morte di Marco Zena, la loro posizione si complicherebbe. Fino a contestare l’accusa grave di morte per conseguenza di altro reato.


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