Viterbo – Partono le lettere a Regione, Provincia e Prefettura.
Il problema dei continui disservizi Cotral arriva all’attenzione dell’assessorato alle Politiche del territorio e alla Commissione Mobilità della Pisana.
Un malcontento straripante su tutti i fronti: dai sindacati sul piede di guerra per le continue aggressioni ai conducenti e i trasferimenti selvaggi dei dipendenti – è di ieri la proclamazione dello sciopero di ventiquattrore da parte del Sindacato unitario lavoratori – all’utenza stanca di pagare un servizio che non funziona.
Le lettere sono state spedire stamattina dall’avvocato Floriana Clementi, già portavoce, nelle scorse settimane, delle lamentele di una trentina di genitori di studenti continuamente alle prese con ritardi, soppressioni, risse sfiorate e viaggi della speranza su carri bestiame.
Una protesta che assume proporzioni sempre più vaste, a livello provinciale: le lettere recano le firme dei sindaci di Soriano, Bomarzo, Corchiano, Canino, Bassano in Teverina, Tuscania, Montalto e Tessennano. Oltre a quelle dei tanti cittadini stanchi e organizzati in comitati.
“Riuscire a salire sull’autobus che porta a scuola è diventato per la maggior parte degli studenti pendolari un privilegio – è scritto nella lettera -; riuscire a viaggiare seduti, poi, è un lusso che a pochi è concesso“.
Una situazione che va avanti dall’inizio dell’anno scolastico, ingestibile a lungo termine: “Gli autobus sono stracolmi, gli studenti viaggiano in piedi ammassati e schiacciati l’uno contro l’altro, a volte addirittura con le portiere aperte perché il sovraffollamento non ne permette la chiusura, a volte talmente a ridosso del parabrezza da limitare la visibilità del conducente.
Questa situazione crea pericolo di risse anche tra ragazzi che, pur di riuscire a salire sui mezzi o ad accaparrarsi un posto in piedi, si strattonano e si spintonano a danno dei più piccoli e dei più deboli“.
Disagi che diventano familiari, con i genitori costretti ad andare a prendere i ragazzi che restano a piedi. E ritardi a non finire quando gli autisti, non volendosi prendere la responsabilità di viaggiare stracarichi, aspettano la corsa successiva per distribuire i passeggeri. Che non sono più disposti a pagare un euro in più per questo sfacelo.
