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Macchina del fango – Vinitaly, si comincia

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Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo 

Angela Birindelli

Angela Birindelli 

Viviana Tartaglini

Viviana Tartaglini 

Erder Mazzocchi

Erder Mazzocchi 

Giuseppe Fiaschetti

Giuseppe Fiaschetti 

Viterbo – Macchina del fango, via all’udienza preliminare.

Dopo un anno e mezzo di rinvii, compariranno stamattina davanti al gup Stefano Pepe gli otto indagati nel tentacolare fascicolo sulle manganellate mediatiche e l’affaire Vinitaly.

Le posizioni più pesanti, per numero e gravità dei reati, sono quelle dell’ex assessore regionale all’Agricoltura Angela Birindelli e del giornalista Paolo Gianlorenzo, ex direttore di “Nuovo Viterbo oggi”. Il pm di Viterbo Massimiliano Siddi li accusa di aver sottoscritto un accordo ipoteticamente vantaggioso per entrambi: a Gianlorenzo la pubblicità delle iniziative dell’assessorato sulle pagine del suo giornale (all’epoca “L’Opinione di Viterbo e alto Lazio”, chiuso ormai da anni); all’assessora, il massacro quotidiano del suo avversario politico Francesco Battistoni, tramite articoli pesanti e feroci.

In pratica, una presunta macchina del fango a pagamento sulla quale la procura indaga dalla fine del 2011. Inchiesta che ha scoperchiato anche una lunga serie di vicende collaterali al tritacarne mediatico. Come la tumultuosa vita di redazione nei giornali diretti da Gianlorenzo.

La procura contesta ingiurie e minacce ai collaboratori. Minacce anche di licenziamento, qualora non avessero accettato di continuare a collaborare con stipendi inadeguati al carico di lavoro. E poi, il tirapugni in redazione. Un verbale falsificato dell’assemblea dei soci. L’appropriazione indebita di oltre 5mila euro della cooperativa editrice del giornale per pagare il proprio avvocato.

Circostanze addebitate – in concorso per quasi tutti i reati – a Gianlorenzo e alla sua collaboratrice Viviana Tartaglini.

Anche la “rete degli informatori” è finita sotto la lente della procura: Sara Bracoloni e Luciano Rossini sono indagati per rivelazione di segreti d’ufficio. Rossini anche di tentata concussione, insieme a Gianlorenzo.

Poi c’è il capitolo delle tentate estorsioni addebitate al giornalista. Battistoni. Ma anche Piero Camilli, “colpevole” di aver bloccato l’impianto a biomasse che interessava agli editori del giornalista. Il diktat ai collaboratori è registrato durante una riunione di redazione: “Se qualcuno c’ha la possibilità di trovare qualcosa per ammazzarlo, portatemelo a me”, avrebbe detto Gianlorenzo ai suoi parlando di Camilli. La macchina del fango, dunque, sarebbe stata funzionale non solo per punire, colpire e affondare, ma anche per raggiungere obiettivi, come un impiego a “Libero” o al “Nuovo Corriere viterbese”. A questo, secondo gli inquirenti, sarebbero servite le presunte minacce all’imprenditore della sanità Roberto Angelucci, che Gianlorenzo avrebbe tenuto in scacco tramite il suo coinvolgimento nella maxiinchiesta Asl.

E infine la saga Vinitaly, che riguarda, per lo più Birindelli e il suo entourage. Si tratta delle edizioni del salone del vino 2011 e 2012. Entrambe con presunti tentativi di favorire ditte amiche, come quelle ipoteticamente riconducibili all’imprenditore Giuseppe Fiaschetti, indagato per questo filone anche insieme al direttore dell’assessorato Roberto Ottaviani.

L’ex commissario straordinario Arsial Erder Mazzocchi è invece coinvolto per aver assecondato l’assessora nel suo progetto di rendere la vita impossibile all’impiegato dell’agenzia regionale Stefano BizzarriSolo perché “ritenuto persona vicina a Battistoni”.

Una valanga di rinvii ha fatto slittare di un anno e mezzo l’inizio dell’udienza preliminare. Se accusa e difese illustreranno tutte oggi le loro conclusioni sarà senz’altro una lunga giornata.


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