Viterbo – Il vescovo Fumagalli aveva appena aperto la Porta santa in Cattedrale, che l’inferno si è spalancato sotto Viterbo.
Tempo una settimana, infatti, alcuni fedeli lo hanno contestato in trono per la “deportazione” – si fa per dire – delle ultime anziane suore di santa Rosa.
Remake della lite medioevale tra monache per il culto della santa risolta da papa Alessandro IV e riferimento, nella attualità, alla vastità vuota di immobili della Chiesa lamentata dal papa di oggi.
Dalle parti che non sono di Dio, poi, apriti cielo: il sindaco Michelini si vota da solo una delibera, molti dei suoi assenti per vedere se gli altri suoi – anche qui si fa per dire – rimangono in consiglio consentendo la bocciatura dell’atto di governo.
I sette Pd presenti ma non votanti col capogruppo Serra definiscono la loro maggioranza “poco coesa, confusa e approssimativa”, il sindaco “non garante e propulsore” e pensano che “andare avanti sarebbe perseveranza diabolica”.
La segreteria provinciale Pd, li appoggia. Il capo, Egidi, considera “esplosa” la compagine, rincarando sulla “trasformazione in uomo di parte” di Michelini, il quale sfida a sfiduciarlo. Dalle parti del sindaco, il presidente del Pd Fabbrini invita Egidi a non “mettersi senza alcuna competenza alla testa di chi vuole scacciare Michelini”. Volano “minacce di carte bollate”, fantasmerie giudiziario – mafiose sui rifiuti cui risponde “con serenità”, l’accademico ormai “cittadino semplice” Vannini, prestato alla giunta per ragioni tecniche e sostituito in corsa per motivazioni politiche.
Il segretario Pd comunale, Calcagnini, annuncia iniziative, la cui legittimità è contestata, statuto alla mano, da Rizzello, Mancinelli, Scalzini.
Scende allora in campo Fioroni “a muso duro”, dice ad Egidi di andarsene, constatato che a Viterbo ci sarebbero più residui di Pci che aperture da Pd, ingaggia col direttore di Tusciaweb un duello discinto sulle rispettive nudità reciprocamente non apprezzate. Galeotti definisce “provinciale” la cultura andreottiana di Fioroni, il quale, andreottianamente, lo considera “l’unico (!) con cui si può avere un dibattito serio e intelligente” e va giù duro perché suocera – i Pd presenti e loquaci e quelli assenti e silenti (che ce n’è) – intendano.
Insomma, sembra che invece della Porta di san Lorenzo, il vescovo abbia aperto quella della vicina chiesa del Gesù, là dove i nobili politici di un tempo consumarono con l’assassinio le loro vendette e Dante li mise all’inferno.
Mò, però, vene Natale, cantava Carosone, ognuno se legge o giornale ma, come a Ninnello di Eduardo, “’sto presepe qui non ci piace”. Meglio forse andarsi a “cuccà” (cioè, a scanzo di equivoci, a dormire). Se però, nel frattempo, il sindaco Michelini, lasciando i capipartito ai loro giochi (se no che “civico” è) deciderà dal giorno degli “Innocenti di invitare i suoi consiglieri a fare un giro al gioco dell’oca, tornando tutti, ma insieme, alla casella di partenza, di “ripartenza – dice Mazzoli – cambiando tutto”
Altrimenti, alla icona dello scheletro, troveranno un commissario Tronca qualsiasi che, naturalmente, prima di rispondere a Viterbo riferirà a chi l’avrà nominato.
E non saranno i viterbesi.
Buon Natale!
Renzo Trappolini



