Viterbo – Tre ore di interrogatorio in aula.
Udienza fiume interamente dedicata a Mauro Paoloni, braccio destro dell’ex direttore generale della Asl di Viterbo Giuseppe Aloisio, entrambi tra i 29 imputati del maxiprocesso Asl.
Paoloni ha deciso di ribattere punto per punto alle accuse di corruzione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio rivoltegli dalla procura. Così ha fatto stamattina, rispondendo alle domande dei pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci e degli avvocati (compreso il suo difensore Alessandro Diddi) sul suo periodo da consulente strategico della direzione dell’azienda sanitaria viterbese.
Un interrogatorio trasversale: dalle presunte pressioni per il saldo delle sue fatture, ipotizzate dall’accusa, al rapporto coi dirigenti Asl, tutti ascoltati alle scorse udienze e fortemente critici sulla gestione autoritaria dell’azienda, targata Aloisio.
“Il mio rapporto con i dirigenti era sporadico – ha dichiarato Paoloni -. Non a caso mi chiamavano ‘l’uomo nero’ perché vestivo sempre di nero ed ero schivo e riservato. La mia collaborazione era col direttore generale. A lui rendevo conto e da lui venivo interpellato per consulenze”. I solleciti per il saldo delle fatture sarebbero stati inesistenti: “C’era un iter rigoroso, fatto di passaggi che era impossibile saltare”.
Paoloni nega di aver interferito per affidare un incarico di insegnante alla moglie, nel laboratorio artistico per disabili Aureart. Come nega anche conflitti di interessi nel lavorare con aziende che avevano preso appalti dalla Asl. Un caso è quello delle lezioni da lui tenute per la formazione dei dipendenti della Abbott, società vincitrice della fornitura alla Asl viterbese di impianti diagnostici per 18 milioni di euro. Un altro caso, la Ati/Lavin, aggiudicataria dell’appalto da 4 milioni di euro circa per il lavaggio della biancheria e la sterilizzazione dei ferri chirurgici, che propose a Paoloni di fare il consigliere di amministrazione. Lui accettò: “Non c’era nessun motivo di incompatibilità”.
Paoloni spara su molto di quanto detto dagli ex dirigenti della Asl, testimoni alle scorse udienze. Un esempio su tutti: la proposta all’ex dirigente Giovanni Gorgoni di fare la tessera della Margherita (“partito di riferimento di Aloisio”, scrivono i pm sul capo di imputazione) per diventare direttore amministrativo della Asl. Paoloni è netto: “Non ce l’ho mai avuta io, figuriamoci se mi sarei mai messo a proporre a qualcuno di farla”.

