Viterbo – “Non abbiamo organizzato nulla, non sappiamo quando potremo riabbracciare Elisa, siamo soltanto distrutti dal dolore”.
Sospira e piange la mamma di Elisa Scarascia Mugnozza, la 22enne viterbese morta in Erasmus in Spagna, nello schianto di un bus. E’ stata strage di studentesse: Elisa è solo una delle 13 vittime di quell’inferno di ferro e rottami a Tarragona, sull’autostrada Ap7, che collega la Catalogna alla Francia.
La madre Maria Teresa ha affidato il suo strazio a una lunga intervista al Messaggero. Il marito Giuseppe Scarascia Mugnozza, direttore del dipartimento Dibaf dell’Unitus e nipote dell’ex rettore e fondatore dell’Università della Tuscia Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, è partito ieri per la Spagna, dopo aver provato invano a rintracciare la figlia.
Elisa era a Barcellona da un mese. “Era all’inizio di quest’esperienza – si legge nell’articolo del Messaggero a firma di Camilla Mozzetti – era partita con goia ed era entusiasta di andare in questo ateneo spagnolo. Amava tanto lo studio, non sapeva cosa fare nel futuro”. La ragazza studiava Medicina all’università La Sapienza di Roma. Il bus della morte, con a bordo 56 studenti Erasmus di 14 nazionalità diverse, veniva dalla festa delle Palme di Valencia. Elisa aveva chiamato la mamma poco prima: “Era molto contenta di andare a questo grande appuntamento insieme ai suoi amici”. E in famiglia erano felici che Elisa fosse com’era: libera, curiosa, entusiasta.
Pur nel suo immenso dolore, la mamma non rimpiange la sua scelta di partire: “Io sono a favore della formazione per i giovani in altri paesi, i pericoli esistono sempre, esistono anche stando qui in Italia, quindi non cambia molto – conclude l’intervista al Messaggero -. I giovani devono capire come si studia in altri atenei, come si pratica, come si applica la scienza, come si fa ricerca; è fondamentale questo. Mio suocero lo testimoniava sempre. Bisogna lasciare che i giovani seguano le loro inclinazioni i loro desideri e quando individuano queste inclinazioni bisogna assolutamente supportarle, con tutti gli sforzi della famiglia, così come abbiamo fatto noi con Elisa: l’abbiamo incoraggiata ad andare e con gli altri due fratelli di Elisa più piccoli faremo lo stesso”.




