Viterbo – (p.p.) – Fioroni si astiene, Marini vota no.
Il 17 aprile si vota per un referendum abrogativo sulla legge ambientale che regola le trivellazioni in mare, richiesto da nove Consigli regionali (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise). I politici della Tuscia si dividono tra sì, no e astenuti…
Non sarà fatto a posta, ma Giuseppe Fioroni (Pd), sembra seguire l’invito del premier Renzi e alle urne non ci va. “Ritengo – dice – che sia una scelta di democrazia, consentita dalla carta costituzionale, la decisione anche di astenersi dal voto. Non ci sono solo le possibilità di votare a favore o contro, ma è altrettanto democraticamente e costituzionalmente garantita la scelta di non partecipare. Rispettando le decisioni di tutti gli altri, farò questo.
Il referendum è partito con l’individuazione di tanti quesiti che meritavano approfondimento. Il Parlamento, dopo un’attenta analisi, ne ha rimossi cinque su sei. Resta uno che riguarda le prospettive e l’uso delle risorse esistenti e che non era, però, l’aspetto principale.
Il governo aveva cercato di evitare il referendum, introducendo una serie di norme nella legge di stabilità che hanno ribadito il divieto di trivellazioni entro le 12 miglia mare. Abbiamo scelto quando, a suo tempo, abbiamo votato. A noi compete fare le leggi e tutelare il bene comune”.
Leonardo Michelini andrà. “Rispetto tutti – dice il sindaco -, chi ci va e chi no, così come rispetto le diverse posizioni. Il quesito non è troppo esplicito e, credo, per questo, che molte persone possano decidere di non andare a votare.
Il caso non mi riguarda perché, essendo laureato in Ingegneria mineraria, so di cosa si sta parlando. Su questo tema, ritengo, poi, che non sia utile che un giacimento si possa lasciare a metà perché scade una concessione. E’ irrazionale fare un investimento per usare solo una parte di miniera. Un ragionamento fuori mercato.
Un sindaco, pur non condividendo la questione posta, deve comunque essere rispettoso verso chi ha richiesto il referendum. Andrò e, ovviamente, voterò no”.
Appoggia questa scelta Giulio Marini. “Andrò a votare – dice il consigliere comunale forzista – e voterò no, contro l’ipocrisia di questa Italia”.
“Si per il sì”, è la risposta lapidaria del senatore Pd Ugo Sposetti in uno scambio via sms. Stessa proprietà di sintesi per Gianmaria Santucci (FondAzione): “Vado e voto sì”.
Daniele Sabatini (Cuoritaliani) non vuole strumentalizzazioni. “Sto rifiutando qualsiasi tentativo di politicizzazione del referendum. Da parte di chiunque. L’approccio al voto di domenica è da cittadino e non da rappresentante istituzionale. Voglio comprendere e valutare con attenzione le singole posizioni. E devo ammettere di non essere persuaso da nessuna. Nel senso che, non vorrei che quella del sì al referendum, ovviamente più propagandata, si riduca all’ennesimo “No a tutto”: allo stato attuale, mi sembra molto debole visto che non è accompagnata da una valida proposta alternativa, da una bozza di piano energetico alternativo.
Non è certo compito dei comitati elaborare piani di questo tipo, ma in questo caso si tratta di esprimere un voto su una questione di natura ambientale, sul futuro energetico del paese e anche alla pressoché totale dipendenza dall’estero. Ci sto pensando. Al momento, però, sono per l’astensione”.
Non va a votare nemmeno Alessandro Mazzoli. “Ho vissuto direttamente questa vicenda – dice il deputato Pd – che fa riferimento a una serie di norme dello Sblocca Italia che hanno portato a una discussione tra maggioranza e opposizione, ma anche tra maggioranza e governo e all’interno del Pd.
Dopo l’accordo raggiunto tra governo e Regioni, e contenuto nella legge di stabilità, il nostro paese si è dato delle regole restrittive in materia di estrazione. E’ vietato, infatti, fare ricerca entro le 12 miglia marine e la stessa ricerca per l’Italia non è più strategica.
Pensavo fosse una vittoria. Si è deciso, nonostante ciò, di tenere in vita un quesito referendario che non è nemmeno rilevante. Bisogna tenere conto poi che nulla vieta ad altre compagnie internazionali di attingere in quei giacimenti, che attualmente, invece, sono gestiti da tecnologie italiane. Si parla tanto di petrolio, poi, quando per due terzi gli impianti estraggono gas, una piccola parte è inattiva, e solo quella che resta è appunto di petrolio. Portare a termine l’estrazione di un giacimento, è per me, la soluzione meno rischiosa”.
Un sSì per la tutela dell’ambiente e non contro il governo è quello di Riccardo Valentini. “Andrò a votare e voterò sì – dice il consigliere regionale -. Non sono d’accordo nel modo in cui è stato portato avanti il referendum, perché sembra quasi sia su Renzi. Dobbiamo cambiare e andare verso le energie rinnovabili. E’ questo il punto.
Nella pratica, poi, il quesito è inutile, perché la legge esistente prevede che, alla fine della concessione, la compagnia possa chiederne una nuova, soggetta a impatto ambientale, continuando, di fatto, a usare il giacimento. Il referendum è soltanto abrogativo rispetto alla concezione che una autorizzazione possa essere infinita, una cosa, peraltro, che non esiste in nessun paese al mondo. Ogni concessione ha infatti un inizio e una fine. Quindi il quesito è irrilevante. Il mio sì non è contro Renzi, ma per il futuro del nostro clima”.
Convinto sì da Luigi Maria Buzzi e Gianluca Grancini (FdI-An). “Come consiglieri comunali della città di Viterbo – dicono Buzzi e Grancini che hanno lanciato un appello congiunto con la collega Melissa Mongiardo – vogliamo lanciare un appello ai nostri concittadini a sostegno del Sì per il referendum sulle Trivelle del prossimo 17 aprile. Perché la partecipazione alla vita democratica della nostra Repubblica è un diritto che va esercitato e salvaguardato. Perché le decisioni in materia di bene comune devono essere prese nell’interesse della collettività”.
Si rifà ai doveri civici anche Massimiliano Bernini (M5s). “Invito tutti i cittadini a recarsi alle urne – dice il deputato pentastellato -, indipendentemente dal voto che esprimeranno. Il referendum permette di consultare direttamente il popolo su questioni d’interesse nazionale, determinando le future scelte politiche, sociali ed economiche del nostro paese. Inoltre, a mio avviso, sono molteplici le ragioni per mettere una bella X sul sì”.
Il salviniano Umberto Fusco voterà anche per andare contro l’atteggiamento del premier Renzi. “Al di là delle indicazioni nazionali di partito – dice il coordinatore regionale – andremo in massa a favore del sì. Sarà un voto di protesta, perché è impensabile che un governo, pur se non eletto dai cittadini, ma comunque operativo, non prenda una posizione e, anzi, faccia una campagna a favore dell’astensionismo. A partire dal premier che invece dovrebbe dare l’esempio”.
Irraggiungibile il presidente della Provincia Mauro Mazzola che ha scelto di passare il weekend “isolato” in Sardegna.




