Viterbo – “La Uil di Viterbo è pronta al confronto e a sviluppare insieme processi di aggregazione e percorsi formativi specifici che possano portare occupazione e dare speranza ai giovani”.
Ad intervenire è Giancarlo Turchetti, segretario generale territoriale. Ed è la risposta della Uil di Viterbo all’appello lanciato sabato scorso dal parroco di santa Maria Nuova, don Mario Brizi, durante la processione del santissimo Salvatore a san Pellegrino: “La chiesa è dalla parte dei lavoratori e dei disoccupati – ha detto il sacerdote –. Sindacato e realtà parrocchiali uniscano le forze per sviluppare strategie condivise di contrasto alla povertà e alla disoccupazione a Viterbo e a tutela dei lavoratori”.
Un appello raccolto dalla Uil di Giancarlo Turchetti, il “sindacato dei cittadini”, come è scritto sulle sue bandiere. Un’intuizione del leader storico dell’Unione sindacale, Giorgio Benvenuto, che aprì alla società civile quando ancora la Cgil non riusciva ad uscire dalla fabbriche, che nel frattempo da fordiste diventavano sempre più sociali, e la Cisl da un pubblico impiego che si trasformava di giorno in giorno una forma di stato assistenziale rivolto però solo ai suoi abitanti: i pubblici impiegati.
Ed è proprio nell’ottica di un “sindacato dei cittadini” che la Uil ha raccolto l’appello di don Mario. “La dottrina sociale della Chiesa – commenta Turchetti – nasce e si sviluppa a tutela dei lavoratori, a garanzia e valorizzazione del mondo del lavoro. Una realtà i cui diritti in questi anni hanno subito un attacco sconsiderato che ha provocato drammi e disoccupazione, licenziamenti e povertà. Il ritorno ad una situazione che vede di nuovo il lavoratore in una posizione di subordinazione”.
Il ritorno del “padrone” in una condizione di inferiorità giuridica da parte di chi ha da vendere soltanto la sua forza lavoro in cambio nemmeno di un salario, ma di una manciata di voucher.
“In tutto ciò, i sindacati non sono stati a guardare. Chi dice questo sbaglia. I sindacati sono stati sempre capaci di un ragionamento autonomo nell’interesse dei lavoratori che rappresentano. I sindacati hanno subito anch’essi un attacco durissimo sia sul piano della composizione del mondo del lavoro sia su quello organizzativo, dunque direttamente politico-sindacale.
Come subire un contropiede e rimettere tutto nelle mani del portiere che comunque si è difeso benissimo e continuerà a farlo. Si è deciso ad un certo punto di superare o stabilizzare la crisi, una crisi che se vogliamo va avanti dagli anni ’70, colpendo fino in fondo i lavoratori e tutte le loro strutture organizzative. Quasi fosse una resa dei conti.
Ma l’organizzazione sindacale, quindi l’organizzazione stessa dei lavoratori, è stata colpita con l’intento di colpirla e farlo duramente, ma al tempo stesso ha resistito e vuole ripartire rilanciando dalle proprie risorse. E la risorsa più importante – sottolinea Turchetti – sono i cittadini, in una società che li vuole sempre meno tali e sempre più lavoratori a costo zero, senza diritti e con la sola volontà di essere produttivi per il profitto di qualcun altro.
Intervenire nel tessuto sociale – che, sotto forme diverse, è diventato la ‘fabbrica’ di una volta…comprese le condizioni di sfruttamento – è per il sindacato una necessità fondamentale. E lo vogliamo fare attraverso il confronto con tutte le realtà, e con chi nel sociale, come le parrocchie, lavorano ogni giorno. Un confronto – conclude Giancarlo Turchetti – che deve puntare ad organizzare servizi e momenti di aggregazione nei quartieri, permettendo a chi vive il quartiere di riconquistare quegli spazi e liberare tempo da dedicare alla vita”.
Daniele Camilli

