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Viterbo - Don Mario Brizi, sindacati e parrocchie collaborino per contrastare disoccupazione a povertà in città - Processione SS. Salavtore omaggio al mondo del lavoro e a chi è oggi disoccupato

Santa Maria Nuova, porte aperte ai sindacati

di Daniele Camilli
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Don Mario con alcuni parrocchiani

Don Mario con alcuni parrocchiani

Viterbo – “La Chiesa è dalla parte dei lavoratori. Dalla parte di chi sta subendo e pagando la crisi più di ogni altro. Dalla parte di chi è stato licenziato e dei tantissimi giovani che a Viterbo sono disoccupati”.

Parola di don Mario Brizi, parroco di Santa Maria Nuova. Quartiere San Pellegrino, nel cuore della Città dei Papi, che oggi – a partire dalle 18 – sarà protagonista della processione del Santissimo Salvatore, corteo storico rievocativo delle antiche corporazioni delle Arti viterbesi organizzato dalla Parrocchia di Santa Maria Nuova.

In collaborazione con l’Arciconfraternita del Gonfalone del Priore Franco Chiaravalli che, la sera, si occuperà di dar fuoco alle polveri del Focarone dell’Ascensione.

Da Piazza Gargiuli a quella del Comune. Andata e ritorno. Un corteo che sfilerà a pochi metri dai “palazzi del potere”.

In una provincia dove la disoccupazione ha raggiunto livelli drammatici, con quella giovanile attestata ormai al 54%, 10 punti in più rispetto al dato nazionale. “Una processione che vuole essere innanzitutto un omaggio al mondo del lavoro in generale, e viterbese in particolare, in un momento in cui la disoccupazione ha raggiunto livelli allarmanti, soprattutto per i più giovani. Un omaggio a chi oggi è disoccupato”.

Il tutto con tanto d’appello al mondo sindacale: “uniamo le forze per progetti condivisi di contrasto alla disoccupazione e alla povertà a Viterbo. Le parrocchie, come il sindacato, stanno sul territorio e conoscono bene i problemi dei lavoratori e di chi il lavoro lo ha perso. Confrontiamoci per trovare percorsi comuni”.

Dalle parrocchie alle camere sindacali per guardare alla crisi dalla parte della persona e del lavoro. Non quello da tagliare, ma da difendere e tutelare. Quello che – se si perde – si finisce poi in mezzo a una strada.

Il prete di campagna – perché don Mario è di Proceno – che si rimbocca le maniche come un contadino o un operaio di Profili a Pianoscarano.

Perché da contadino sa bene cos’è la fatica. E lancia un appello ai sindacati: “lavorate con noi, assieme alle parrocchie, ed elaboriamo insieme strategie di contrasto alla disoccupazione e alla povertà nel viterbese e strategie a tutela dei lavoratori”.

Un appello che i sindacati, proprio il giorno della processione del Santissimo Salvatore, possono raccogliere oppure no. C’è la Trasversale, che è vero e dà lavoro. Sebbene al territorio nessuna prospettiva.

Cosa accadrà una volta finita e smobilitati tutti i cantieri? Questa è la domanda. Che presuppone però la capacità di immaginarsi e prefigurarsi un futuro. Cosa che la politica, senza p maiuscole o minuscole, sembra aver perso ormai da tempo immemorabile.

Un altro campo di battaglia dovrebbero diventare però anche i contesti urbani a partire dai centri storici progressivamente ghettizzati e impoveriti da una periferia sempre più grande, sempre più sotto le mura cittadine. Sempre più schiacciante e, a sua volta, abbandonata a se stessa. Nonostante gli uffici comunali siano stati trasferiti a via Garbini. Ovviamente ironico.

Centro storico e periferia dove le sacche di povertà o di estrema difficoltà ad andare avanti si fanno, di anno in anno, più evidenti. A via Cavour, via Annio, via Saffi ed altre vie del centro. Santa Barbara, Villanova ecc.

“Come Parrocchia – spiega don Mario – ci poniamo anche il problema dell’aggregazione delle persone che vivono nel quartiere. Perché le componenti sociali che caratterizzavano un tempo San Pellegrino si stanno velocemente sfaldando. Fare una processione significa innanzitutto organizzarla.

Ed è attorno all’organizzazione, che va avanti tutto l’anno, che teniamo unite le persone e le famiglie. A partire dai loro bisogni, dalle loro radici storiche, dalla loro quotidianità a contatto con il quartiere.

Quando si organizza si pensa ad un costume, a un disegno, al percorso da fare. Dunque si parla e ci si confronta. Ci si unisce per risolvere insieme un problema che può essere personale o sociale.

Lavoriamo per animare una parte della città, che altrimenti sarebbe povera di eventi durante tutto il resto dell’anno rispetto all’estate, valorizzando la partecipazione dei cittadini. Partecipazione alla vita del quartiere e alle difficoltà di chi vive nella tua stessa città”.

Infine. “Con il Comune di Viterbo, nel corso della Missione Cittadina, si era intavolato un discorso su possibili strade per far lavorare chi oggi chiede l’elemosina”. E chi la chiede appartiene anche a fasce sociali – anche a Viterbo – fino a poco tempo fa insospettabili.
Adesso, la palla, passa ai sindacati.

Daniele Camilli


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7 maggio, 2016

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