Viterbo – La storia di Alina in un lungo servizio a “Le Iene”.
Era già balzata agli ‘onori’ della cronaca nazionale la vicenda della donna pedinata e minacciata di morte dall’ex compagno.
La cornice dei presunti maltrattamenti tra le mura domestiche è ancora una volta la provincia di Viterbo.
Il primo marzo la trasmissione di Italia1 aveva intervistato Alina, badante romena costretta a vivere nell’angoscia delle ritorsioni di un ex che non si rassegnava alla fine della loro storia. Le aveva promesso di fargliela pagare e, forse, sarebbe andato fino in fondo se non l’avessero fermato i poliziotti della squadra mobile, coordinati dal pm Paola Conti. Per il 42enne è scattato l’arresto per stalking. Giorni fa, è tornato in carcere.
Alle telecamere di Italia1 Alina raccontò tutto il suo calvario. Una favola al contrario: a un inizio da sogno, con lui dolce, gentile e innamorato, è seguito l’inferno di una continua irascibilità degenerata in violenza. “Una volta mi ha presa per il collo e mi ha alzata due metri da terra – ricorda tra le lacrime -. Mi picchiava sempre davanti a nostra figlia, che si tappava le orecchie e si chiudeva in camera”. La bambina prende le parti della mamma, respirando quel clima di angoscia: “Facciamo una bancarella e te li ricompro io gli specchietti che ti ha rotto papà”, le avrebbe detto una volta la bimba, dopo l’ennesimo danneggiamento alla macchina.
Una persecuzione fatta di inseguimenti, gomme bucate, botte e tante minacce telefoniche. Alcune mandate in onda dalle “Iene”. Tipo: “Tanto io a te ti trovo”. “Tu dovrai soffrire, dovrai talmente tanto soffrire e strillare che nessuno mai ti sentirà”. “Tutto quello che succede al tribunale a me non mi interessa niente, tanto alla fine decido io, non decide il tribunale”. “Quando non potrai muovere né gambe, né mani la figlia a te non te la lasceranno”. Ed è proprio questa la paura più grande di Alina: “Diceva che ero solo una straniera di merda e che la figlia me l’avrebbero tolta. Quando mi picchiava non temevo tanto per me… ma se mi ammazzava, la bambina sarebbe rimasta da sola”.
L’ex, già denunciato nel 2015, era stato sottoposto a divieto di avvicinamento, poi al carcere e, infine, ai domiciliari. Ma non aveva smesso di tormentare Alina. E così, dall’inizio del 2016, la squadra mobile ha ripreso in mano le indagini, compilando una dettagliata informativa per la procura. Il pm ha chiesto il carcere. Per l’uomo si sono spalancati ancora una volta i cancelli di Mammagialla.





