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Botte alla ex incinta, la piccola conferma le aggressioni

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Vincenzo Lapaglia Casciana

Vincenzo Lapaglia Casciana

I coltelli sequestrati dalla squadra mobile I coltelli sequestrati dalla squadra mobile

I coltelli sequestrati dalla squadra mobile

Il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione

Il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione

La conferenza della squadra mobile

La conferenza della squadra mobile

Viterbo – Botte alla ex incinta, la piccola conferma le aggressioni.

Quasi due ore di audizione protetta in un’aula a porte chiuse in cui la piccola Clara (nome di fantasia, ndr) ha raccontato, davanti a magistrati e avvocati, tutto quello che ha visto e subìto negli ultimi mesi. La piccola di otto anni è considerata testimone chiave dei maltrattamenti sulla mamma.

A chiederlo era stata proprio la procura per mettere definitivamente nero su bianco le parole della piccola sull’ex convivente della mamma: Vincenzo Lapaglia Casciana, cinquant’anni, artigiano di origini siciliane (video).

L’uomo era stato arrestato la notte del 3 maggio dagli agenti della squadra mobile di Fabio Zampaglione. Proprio ai poliziotti della sezione reati contro donne e minori, Clara ha raccontato delle botte alla mamma (anche durante la gravidanza), degli insulti, dei tentativi di lui di allontanarla perfino dalle amiche e infine delle minacce di morte col coltello.

Il 50enne è accusato di maltrattamenti in famiglia e minaccia aggravata sull’ex convivente che ora si trova in una struttura d’accoglienza insieme alla piccola e al bimbo di 2 anni avuto dalla relazione con l’arrestato. 

Di fronte al gip Savina Poli, la bambina ha confermato quello che aveva precedentemente detto: le aggressioni fisiche sulla mamma incinta, gli insulti di cui, anche lei, era destinataria. E poi ha raccontato di quel fortino fatto sotto il letto della sua camera in cui si nascondeva per sfuggire alle urla e alle botte del patrigno.

Avrebbe confermato le minacce e ripetuto alcune espressioni che l’uomo, col coltello in mano, avrebbe rivolto alla ex.

E tra i coltelli sequestrati al 50enne, avrebbe indicato quello usato per intimidire la donna.

Avrebbe anche detto di aver smesso di chiamarlo papà quando l’uomo ha distrutto i suoi giocattoli o quando le diceva che il fratello di due anni non era suo fratello perché non avevano lo stesso padre.

“La minore – dice l’avvocato Samuele De Santis che insieme alla collega Angela Ricci assiste la mamma della piccola – ha totalmente confermato le dichiarazioni della parte offesa. Ora, ci aspettiamo un processo veloce, possibilmente con rito immediato, e una definizione altrettanto immediata di questa situazione incresciosa per poter tornare presto alla normalità”.

De Santis sottolinea: “Sarebbe necessario attivare diversi metodi di ascolto dei minori, a tutela della genuinità della prova. Come accade in altri parti d’Italia con tribunali già attrezzati con metodi più tecnologici. Quello di ieri, è stato di fatto un interrogatorio. Così non dovrebbe essere. Brava è stata la piccola a sopperire a questa défaillance di organizzazione.

E’ stata talmente matura da superare l’iniziale diffidenza nei confronti del giudice ed è stata abile e precisa nell’esporre i fatti, individuando gli episodi nel tempo e nello spazio e confermando le aggressioni col coltello e la paura che provava di fronte a quelle che lei stessa ha definito delle battaglie”.


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