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Viterbo - Clara, 8 anni, figlia della donna che ha denunciato l'ex compagno violento

Nascosta sotto il letto per sfuggire al ‘patrigno’…

di Stefania Moretti
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 Vincenzo Lapaglia Casciana

Vincenzo Lapaglia Casciana

La conferenza della squadra mobile

La conferenza della squadra mobile

Il capo della mobile Fabio Zampaglione

Il capo della mobile Fabio Zampaglione

I coltelli sequestrati dalla squadra mobile I coltelli sequestrati dalla squadra mobile

I coltelli sequestrati dalla squadra mobile 

Viterbo – Il suo rifugio era sotto il letto: correva lì quando il compagno della mamma urlava e alzava le mani.

Clara, 8 anni, si era ritagliata un angolino tutto suo, in cameretta. In quel nascondiglio, sotto il suo lettino, aveva scritto “Fortino di Clara”: un marchio di proprietà su quel pezzetto di paradiso, quando a casa infuriava l’inferno. 

Per proteggerla, usiamo un nome che non è il suo: è l’unico dettaglio di fantasia nell’ennesima storia di violenza familiare, emersa dalle indagini della squadra mobile.

Nel fortino sotto il letto, Clara sfuggiva alle offese e alle botte di quello che, ai suoi occhi di bimba, era il ‘patrigno cattivo’. Come quei cattivi delle favole che i bambini non dovrebbero mai incontrare e che, a lei, in uno scatto d’ira, aveva messo a soqquadro la stanza e rotto i giocattoli. Ma il lieto fine c’è stato, per madre e figlia: Vincenzo Lapaglia Casciana, cinquantenne, artigiano di origini siciliane, è stato arrestato per maltrattamenti e minacce aggravate (video).

L’uomo e la mamma di Clara erano insieme dal 2014. Hanno avuto un bambino che oggi ha 2 anni. Una gravidanza sofferta: secondo i poliziotti, la donna sarebbe stata picchiata anche mentre era incinta. Clara è nata da un precedente matrimonio della madre 40enne, esasperata dalla violenza del compagno.

Per due anni, la donna avrebbe subito la gelosia ossessiva di Lapaglia Casciana, sfociata, secondo le indagini, in insulti di ogni tipo e minacce di morte. Nel ’95, l’artigiano era stato condannato a 12 anni di carcere per omicidio. Alla compagna diceva che avrebbe fatto la stessa fine della persona che aveva ucciso. Poi, gli ‘avvertimenti’ alle amiche della donna via sms, per intimare loro di starle lontane. Un tentativo (riuscito, secondo gli agenti) di farle terra bruciata intorno. Ma anche aggressioni fisiche: due volte la 40enne è finita al pronto soccorso, ma ai sanitari non aveva mai raccontato i suoi problemi. Quando non è riuscita più a reggere si è confidata prima con la madre, poi con un’avvocatessa. Infine, è andata dalla squadra mobile. 

La denuncia ha attivato tutti i canali della macchina dei soccorsi alle donne in difficoltà, a partire da centri antiviolenza e assistenti sociali. Dalla questura, l’informativa al pm Fabrizio Tucci che ha chiesto l’ordinanza d’arresto, emessa in poche settimane dal gip Savina Poli. Nel frattempo, Clara, la mamma e il fratellino, con l’aiuto di assistenti sociali e squadra mobile, hanno fatto i bagagli e lasciato la casa, senza portare con loro neanche il cellulare per non dare a Lapaglia Casciana alcuna chance di rintracciarli. Il 18 aprile la 40enne è andata a sporgere denuncia. La sera stessa era già altrove con i figli. Al sicuro.

Anche Clara ha avuto un ruolo determinante nelle indagini. Un altro caso in cui il contributo dei bambini è decisivo, dopo quello, nei giorni scorsi, della piccola Fortuna Loffredo, 6 anni, lanciata dall’ultimo piano di un palazzo a Parco Verde di Caivano (Napoli): l’architrave dell’inchiesta dei magistrati di Napoli è il racconto di un’amichetta di Fortuna.

Gli agenti viterbesi hanno raccolto prima la denuncia della mamma, poi i ricordi di Clara: la bambina ha mimato con una penna le minacce col coltello che la mamma avrebbe subito dal compagno. In casa, gli uomini di Fabio Zampaglione hanno trovato due grossi coltelli di genere proibito. Per Lapaglia Casciana, adesso, si sono aperte le porte di Mammagialla. Aspetta l’interrogatorio di garanzia.

Stefania Moretti


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4 maggio, 2016

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