Montalto di Castro – Derubati. Picchiati. Sequestrati.
La ferocia della banda di rapinatori stanziati a Montalto di Castro non ha risparmiato neppure due parroci.
Nascondevano il bottino sul litorale viterbese – in una casa in via Campo morto, a Montalto di Castro – ma colpivano per lo più in trasferta per non dare nell’occhio. A Castellanza (Varese) e Gonzaga (Mantova) diedero il meglio.
Secondo le indagini, in quattro, la sera del 3 novembre 2004, fecero irruzione nella casa canonica di Castellanza. Trovarono solo il parroco.
Schiaffeggiato e minacciato con un coltello, fu costretto a consegnare 7mila euro in contanti e 4mila di preziosi. Subito dopo, lo rinchiusero in una stanza per impedirgli di chiamare aiuto.
Stesso copione meno di venti giorni dopo. Stesso commando. Forse anche stesso coltello in pugno. Sicuramente stesse modalità.
La scelta ricade sulla canonica di Bondeno, frazione di Gonzaga. Entrano forzando la finestra del bagno. Stavolta il parroco non è solo; in casa ci sono i suoi anziani genitori, due governanti e il figlio di una di loro. Minacciano il sacerdote di uccidere la madre, il padre, le governanti e il bambino se non tira fuori i soldi. Il bottino è più magro della volta prima: scappano con 2mila euro. Non prima di aver preso a pugni il parroco, legato e rinchiuso tutti nelle camere da letto. Senza telefono per non fargli chiamare i carabinieri.
A processo per i due colpi in canonica è rimasto solo il capobanda, un pluripregiudicato campano difeso dall’avvocato Matteo Moriggi. Lo stesso che, giorni fa, davanti al giudice, ha ammesso che furti e rapine servivano per finanziare la camorra, in particolare un clan di Torre del Greco (Napoli). Della batteria che rapinò i sacerdoti, altri due sono stati già giudicati separatamente. Un terzo è morto impiccato a Mammagialla nel 2006.
Nove in tutto gli imputati per i quali la procura di Viterbo – pm Massimiliano Siddi – chiedeva il rinvio a giudizio. Per molti il dibattimento sulla lunga serie di rapine a mano armata tra il 2003 e il 2005 è finito prima di cominciare: chiuso per prescrizione. Fatti venuti a galla solo dopo molti anni e le confessioni del capobanda.
Il processo andrà avanti solo per lui e per un gruppo di ex complici, rinviati a giudizio giorni fa dal gup Savina Poli. Persino l’associazione a delinquere – contestata solo ad alcuni imputati – è praticamente prescritta, insieme ai sequestri di persona – compresi quelli dei sacerdoti – e alla detenzione abusiva di pistole e coltelli usati per minacciare le vittime durante i colpi. Alla sbarra, da gennaio in poi, gli imputati accusati di rapina a mano armata e recidivi, che difficilmente potranno sperare in “Santa prescrizione”: quei reati scadono solo dopo più di vent’anni.
Stefania Moretti
